I tanti misteri della comunità religiosa In paese non si parla volentieri dell'attività della cooperativa


GAVINANA. Su ciò che accade realmente tra le mura dell'exalbergo «Dolomiti» a Gavinana, sede della comunitàreligiosa attualmente guidata da don Sergio Melani e fondatada don Gino Frediani, il parroco di Gavinana che allafine degli anni '70 si proclamò Papa, aleggia un fitto mistero.Nel paese di Ferrucci, dell'argomento non si parlapoi così tanto volentieri. Quasi tutti hanno appresodal nostro giornale dell' inchiestaaperta dalla procuradella repubblica di Pistoia neiconfronti della comunità didon Melani «Papa della montagna»,scomunicato dalla chiesae successore di don Gino.«Se don Frediani - sentenziaun anziano signore - fosse sopravvissuto,Gavinana sarebbeoggi come Monterotondo, ilpaese di Padre Pio. Con la suacooperativa edile, nata nel '48,ha fatto tanto del bene, dandolavoro a parecchia gente delposto. Quando poi fondò la comunità,negli anni '70, ci fuprobabilmente chi, intorno alui, approfittò delle sue cagionevolicondizioni di salute». Lo testimonierebbe, tra l'altro,il trattamento riservato aisoci dell'antica cooperativa,che nel frattempo aveva costruitol'albergo «Dolomiti»,al momento della liquidazione.Tutti i soci furono liquidati?E quale somma ricevettero:la somma versata al momentodell'ingresso nella cooperativao quella rivalutata?Anche in questo caso le voci siinseguono e diventa difficilesapere qual è la verità. «La vita della comunità - diceVitaliano Vivarelli - è unarealtà distaccata da Gavinana.I suoi adepti non dannonoia a nessuno, per questonon ci importa sapere che cosafanno. Certo è che al "Dolomiti"staziona sempre moltagente, nel fine settimana, lungola strada di fronte è parcheggiatauna lunga fila dimacchine provenienti da tuttaItalia. Una volta, mentre mitrovavo per lavoro a Ponte Decimo,vicino a Milano, una signorami disse di venire spessoa Gavinana in comunità».Indubbiamente, ai piedi dellastatua di Ferrucci, la storianon del tutto chiara dei fedelidel «Papa montano» è moltosentita. Alla vista del taccuinoe della macchina fotografica,molti si mettono guardinghi.«E un mistero, non se ne sanulla». E c'è pure chi ci tiene a difenderela memoria dell'anticoparroco. «Don Gino era unbuon prete ed un bravo uomo.Chi però si unì a lui nella fondazionedella comunità se neservì per i propri interessi. Anchei suoi familiari sono statisacrificati».

Rosa Gigli