Sotto inchiesta «Emanuel II» La procura indaga su don Melani il «Papa» della montagna


GAVINANA. Obbligo di preghiera, obbedienza assoluta, rispettodel silenzio, niente telefono... E soprattutto, per salvarel'anima, l'obbligo di rinunciare ai beni terreni. A capodella comunità religiosa, che da oltre vent'anni ha sede nell'exalbergo Dolomiti di Gavinana, un sacerdote, don SergioMelani. Proclamatosi «Papa» con il nome di Emanuel II dopola morte, nel 1989, del suo predecessore (Emanuel I, al secolodon Luigino Frediani), è stato da tempo sospeso «a divinis»dalla Chiesa ed è in attesa del giudizio del tribunale ecclesiasticoche, quasi certamente, dovrebbe decidere per lasua riduzione allo stato laicale. Ma adesso, per lui è in arrivoun'altra tegola giudiziaria. La procura della Repubblicadi Pistoia sta conducendo un'inchiesta centrata proprio sulleregole a cui i fedeli devono sottostare, in primis quelladella donazione dei beni alla comunità. La comunità religiosa di Gavinanaè nata da una normalecooperativa costituita negli anniCinquanta. Fu la stessa societàad acquistare il terreno ea costruire l'albergo Dolomiti.Anche se non ricopriva funzionidirettive, don Luigino Fredianiera un po' l'anima dellacooperativa. La comunità religiosamosse i suoi primi passiverso la metà degli anni Settanta,quando il sacerdote inizò adavere - a sua detta - delle rivelazionidivine. Man mano la cooperativaassunse sempre piùun carattere religioso fino aquando i soci o si convertironoo se ne andarono, sostituiti poida degli adepti. Don Fredianisi proclamò quindi Papa EmanuelI. Le rivelazioni divine simanifestavano (così come ancoraoggi) per bocca di un'anzianadonna del paese, definitacol nome di «ostia consacrata»,un corpo sacro attraverso ilquale lo stesso Gesù Cristo parla.I messaggi divini riguardavano,e riguardano, questionie persone ben precise: comandi«ad personam» a cui quel determinatofedele deve obbedire.Alla fine degli anni OttantaEmanuel I morì e a lui succedetteil suo discepolo don SergioMelani, un sacerdote originariodi La Spezia e appartenentealla Diocesi di Fiesole. Attualmente la comunità religiosaè guidata da un consiglioche ha il compito di trascriverei messaggi divini e comunicarliai fedeli. Nell'ex albergoDolomiti, ora registrato alcatasto come sede della comunitàe casa di riposo per gli adepti,risiedono stabilmente unaquindicina di fedeli, quasi tuttianziani. Ma il numero degliadepti ammonta ad alcune decine:periodicamente arrivano,anche da altre regioni, per parteciparealle riunioni di preghiera(funzioni nelle quali èobbligatoria un'offerta permantenere la struttura dellacomunità). Dopo aver interrogato alcuniadepti e lo stesso don Melani,la polizia giudiziaria dellaprocura ha sequestrato la documentazionecontabile dellacooperativa. La fase «sul campo»delle indagini attualmentesi può dire conclusa. Sarà adessocompito del magistrato, inbase alle eventuali prove raccolte,chiedere o meno il rinvioa giudizio del sacerdote. Suireati ipotizzati gli inquirentiancora mantengono il riserbo. Sulla vicenda, per il momento,don Sergio Melani preferiscenon fare commenti. «Nonho alcuna dichiarazione da fare- ci ha detto al telefono - Voifate pure il vostro lavoro, vi lasciala piena libertà di farlo.Ma per adesso preferisco nonparlare. E prematuro». Dal punto di vista religioso,si attende la decisione del tribunaleecclesiastico. «Io ho chiesto alla Santa Sedeche fosse avviato un processo- spiega il vescovo di PistoiaSimone Scatizzi - e il compito èstato delegato al tribunale ecclesiasticodella Diocesi di Fiesole,a cui don Melani appartiene.Dopo la scomunica di fattoarrivata con la sospensione adivinis, e prevediubile che sidecida per la riduzione allo statolaicale».

Massimo Donati