L'onda lunga degli ipermercati A febbraio un altro gigante a Lucca: commercianti in rivolta


FIRENZE. Non ha ancora toccato ilfondo la crisi del commercio toscanomentre all'orizzonte si profila l'aperturadi nuovi super e ipermercati. Dallafase precedente all'approvazionedella legge Bersani sulla riforma delcommercio è infatti ancora pendenteuna serie di autorizzazioni che primao poi permetteranno la nascita di nuovestrutture della grande distribuzionenella nostra regione. Oltre all'ipermercatodi Lucca, sono già stati autorizzatiun supermercato da 1.500 metriquadrati a Gallicano, un centroper il bricolage a Prato, un ipermercatoa Sesto Fiorentino, mentre a Calenzanoalcuni centri si ingrandirannograzie anche all'accorpamento di alcunevecchie tabelle. Ma non è tutto, apiù lunga scadenza a Livorno si prevededi aprire un centro commerciale da10mila metri quadrati e si tratta perla realizzazione di un centro Ikea all'Osmannoroe due outlet a Barberinodi Mugello e a Foiano della Chiana. Nell'ultimo decennio in Toscanac'è stata una vera e propriastrage nel mondo delcommercio al dettaglio e laConfcommercio prevede unulteriore calo del numero deinegozi, mentre per la Confesercentipotremmo essere allesoglie di una stabilizzazione.Rimane il fatto che il saldotra gli esercizi commercialichiusi e quelli aperti ponequasi tutte le province toscanein fondo alla classifica italianacon la sola esclusione diArezzo e Prato che hanno vistonel 1997 ridurre il numerodei negozi di una percentualeinferiore ai tre punti. All'estremoopposto Livorno e Pistoiache hanno avuto unacontrazione di poco inferioreal 9%. I commercianti oscillano comunquetra la paura di essereinghiottiti del tutto dall'espansionedella grande distribuzionee dalla voglia di innovaree di investire per rendereattraente e competitiva la«bottega». La legge Bersani«ha stimolato i piccoli esercenti- spiega Alberto Bruni,direttore della Confcommercioregionale - ma gli effettiancora non si vedono. Si cercadi trasformare le impresee per questo si sfruttano tuttigli strumenti a disposizione,dalle agevolazioni al credito,alla formazione professionale,alle leggi sull'imprenditoriagiovanile». Anche MassimoBiagioni, segretario regionaledella Confesercenti, evidenziala vitalità del mondodel commercio, «tanto che tuttii provvedimenti di sostegnodella Fidi e della Regione sonostati utilizzati a fondo. Iprovvedimenti Sirio e Metahanno permesso di finanziare2.600 aziende toscane con unvolume di investimenti di 770miliardi». Logico, dunque, che in unafase così delicata di trasformazione,l'arrivo della grandedistribuzione faccia paura. I numeri poi non rendonoconto di situazioni differenti;«Gli esercizi del centro storico- aggiunge Cesare Vannini,direttore della Confcommerciodi Firenze - tengono dipiù, grazie soprattutto al turismo,ma le prospettive sonomolto meno incoraggianti perle botteghe presenti nei centriminori e nelle periferie. Inegozi di abbigliamento risentonopiù del rallentamentodei consumi, mentre alimentari,frutta e verdura sono colpitisoprattutto dall'arrivo diiper e supermercati». E se le polemiche non sonodestinate a esaurirsi (il Ccdpreannuncia una denunciacontro la «posizione dominantedella Coop nel sistema dellagrande distribuzione»), c'èanche attesa per capire qualesarà lo scenario che si realizzeràcon le nuove leggi di riformadel commercio. «La Regione - dice GiulioSbranti della Confesercenti -deve ancora terminare il censimentodei dati in manierada calcolare gli indici di sviluppodella grande distribuzione.In generale si prevedeche gli insediamenti più consistentiverranno realizzatiproprio dove supermercati eipermercati sono più diffusi:nell'area metropolitana di Firenze-Prato-Pistoiae tra Pisae Livorno». Rispetto al passato granparte della responsabilità dellescelte spetterà però ai Comuni,dato che la legge nonobbliga a soddisfare tutte ledomande di apertura di nuovestrutture fino al tetto massimo.

Carlo Bartoli