ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Banca vendesi: chi la compra? Valzer di grandi interessi attorno alla Cassa di risparmi


LIVORNO. C'era una volta il sognodi una Grande Cassa di risparmitutta toscana che mettesseinsieme, in una santa alleanza,Livorno e Pisa, Firenze e Prato,passando per Lucca, San Miniatoe tutto il resto: non sarebbe statoun gigante tipo Comit ma neppureun nano nel mondo del sistemabancario nazionale in fase di turbolentaristrutturazione a colpidi megafusioni annunciate, smentite,ricostruite e poi ributtate all'aria. Ma a salvare la Cassa di Pratodalla voragine del patatracarriv? il Settimo cavalleggeridel Monte dei Paschi di Siena(gi? da tempo in tandem conBanca Toscana). Poi Pistoia sene and? sotto l'ombrello di Firenze,Carrara prefer? l'orbitamilanese della Cariplo. Tutti amici, ma chi comanda?Manco a dirlo spunt? ildualismo fra Firenze e l'areadella costa che pure esiste sottoun milione di altri aspetti: eognuno se ne torn? a casa sua.Firenze di l? con Pistoia, avr?poi una bella costola nuova targataTorino (San Paolo); le Cassedel Tirreno, di qua. Intanto:la Cassa di risparmio di Volterrapur rimanendo autonomaentrava nella galassia del MontePaschi (come management eprodotti), cos? come nell'invernoscorso quella di San Miniato(il 25% pagato poco pi? di100 miliardi), infine in questigiorni la Banca del Monte diLucca, per una cifra attorno ai110-120 miliardi, si prepara atraslocare armi e bagagli sottole insegne della Cassa di risparmiodi Genova, capofila del prestitodi 400 miliardi alla societ?di credito al consumo delle"Casse" della Toscana costiera.Risultato: sotto il faro-simbolodelle Casse del Tirreno sonorimasti in tre. E cio?: le Cassedi Livorno, quella di Pisa equella di Lucca. Ma da qualche mese ? in pistala privatizzazione: impossibileportarle in dote al grandepolo del Monte Paschi che daSiena domina l'intero panoramacreditizio regionale: alt dell'antitrust.Non resta che guardarsiin giro. Ecco che la holdingbancaria delle CasseLi-Pi-Lu ha affidato la regia dell'operazionead un "advisor" difama internazionale come laLehman Brothers. L'8 settembrescorso la Fondazione livornesee gli Enti-Cassa pisano elucchese hanno passato al vaglioil lavoro dell'"advisor" e,in un ventaglio di sei nomi,hanno ammesso alla fase duedella selezione, tre possibili acquirenti:la Banca popolare diLodi, i bresciani della BancaLombarda e gli emiliani di RoloBanca 1473. La prima ? la prima bancapopolare italiana. La secondanasce dal ricco matrimonio fraSan Paolo di Brescia e Creditoagricolo bresciano: 70 mila miliardidi raccolta e 19 mila miliardidi risparmio gestito, conl'ambizione di fare shoppingnelle privatizzazioni delle cassedi risparmio a zonzo per lapenisola e fare il salto che potrebbeportarli ?fra i primi diecigruppi italiani?. La terzaopzione, quella che parla bolognesee ruota attorno al sole diUnicredito ma anche "amico"di Deutsche Bank, riguarda ungruppo che vanta 146 mila miliardidi raccolta complessiva(con 43 mila miliardi di risparmiogestito). A scompaginare i giochi ciha pensato ora l'entrata incampo di Imi-San Paolo, unadelle corazzate protagoniste _con la paterna benedizione delcasato Agnelli _ della GrandeGuerra in corso a livello nazionalecon Generali (che ha dallasua la Mediobanca di Cuccia)per mettere le mani sull'Ina. Le piccole Casse tirrenichehanno anche un'altra particinasul ring nazionale. dentrol'alleanza che potrebbe dar vitaa SuperIntesa uno spicchiettod'interesse riguarda anche iprodotti bancario-assicuratividel gruppo Alleanza che hannonella rete di vendita delleCasse della Toscana costiera (edell'Ambroveneto) un punto diforza che fa gola nella corsaverso la nuova frontiera dei colossifinanziari: la "bancassicurazione". Qui per? si va nel futuro lontano.Nell'immediato l'Imi-Sanpaolo rappresenta un colossoche desta l'allarme del sindacato:meglio gruppi di media dimensionese si vuol salvaguardarel'autonomia delle nostre"Casse" in termini di occupazionee di radicamento sul territorio.?Guai _ afferma ClaudioSeriacopi, numero uno dellaCgil bancari _ se il nostroterritorio diventa zona di drenaggiodel risparmio da investirealtrove?. E Giovanni Pardini,esponente del vertice cislinolivornese, aggiunge: ?Vogliamogaranzie di trasparenza:dove vanno a finire i lavoratori?che strada prendono i soldirastrellati fra la clientela locale?Invece ad oggi non abbiamoniente?. Il timore numero uno ha unidentikit preciso: che Imi-SanPaolo che ha gi? un piede nellaCassa di risparmio di Firenze,voglia fare un sol boccone delleCasse tirreniche per potersi"mangiare" Firenze da posizionidi forza a colpi di ristrutturazioniper via di matrimoni frabanche ex consorelle.di Mauro Zucchelli