Il Porto Pisano era sulla riva dell'Auser Dal delta paludoso dell'Arno, le navi romane risalivano fino all'antico Serchio


PISA. Dato che l'argomentodelle navi romane di San Rossorea Pisa è di estrema attualità,come studioso e appassionato,invio un mio contributo. Mi permetto di allegare quiuna cartina relativa alla ricostruzionepaleogeografica delPiano di Pisa (raffigurante lasituazione del Piano durantela fase glaciale di Wurm II, circa70mila anni fa tratta dal volume«Le città e la storia d'Italia- Pisa» di Emilio Tolaini). Dalla cartina stessa si rilevache l'Auser (ovvero il Serchio)raggirava il gruppo dei MontiPisani ad oriente passando dallago di Bientina e si univa all'Arnopresso l'attuale Vico Pisano,anticamente chiamatoAuser Insula. Secondo Strabone,storico e geografo greco vissutodal 63 a.C. al 19 d.C., il corsodel fiume rimase invariatofino al III secolo a. C.. dopodiché,probabilmente per eventieccezionali calamitosi, lo stessoAuser ruppe gli argini neipressi della località che vennedenominata Ripafratta, andandoquindi a costituire un nuovoalveo e corso che attraversola valle già esistente tornò a riversarsinel fiume Arno, moltoa sud di Pisa. L'Auser era navigabile finoa Pisa ed oltre, e proprio sullasua riva sinistra era stato costruitoil Porto Pisano, già conosciutocome Porto Etrusco.A quell'epoca, sempre secondoStrabone Pisa distava dal mare,cioè dall'attuale San Piero aGrado, all'incirca 20 stadi (valea dire 3600 metri) quindi le navida carico o da guerra risalivanoil delta paludoso dell'Arnoe quindi l'Auser fino al portoPisano. Anzi è da precisareche la congiunzione dell'Ausercon l'Arno aveva formato asud-ovest di Pisa un «conum piramidis». Da notare che nel 264 a.C. all'iniziocioè delle guerre puniche,Pisa divenne la base navaleromana più avanzata per tuttele operazioni belliche. Nelporto Pisano, data la continuautilizzazione di questo da partedi Roma, si sviluppò una nonsecondaria attività cantieristica,tanto che viene attribuitoad un pisano, certo Piseo Tirreno,l'idea di applicare rostrimetallici alle navi romane. Diversi consoli romani utilizzaronoquel porto e fra i più famosisi ricordano C. Attilio,nel 225 a.C. e nel 218 a. C. da PublioCornelio Scipione, mentrenel 217 a.C. fu rinforzata la presenzanavale e militare tememdodi dover far fronte ad un minacciatosbarco Cartaginese. Il porto Pisano fu utilizzatoanche nel 205 a.C con l'iniziodelle guerre contro i liguri,molto bellicosi e spinti dallabramosia di conquistare le ricchezzeed i beni pisani e romani.Si ha addirittura notiza chenel 193 a.C. i liguri presero d'assedioPisa con 40mila uomini.Fu a quel punto che da Arezzoil console Minuccio Termogiunse a Pisa con un numerosoesercito, per liberare la cittàdall'assedio e dalle violenze.Così Roma fece acquartierarea Pisa, in permanenza, un esercitoed una flotta entrambi inmisura numericamente rilevante. Si noti che nella cartina citatasono stati riportati in nerettoi corsi attuali del Serchio edell'Arno, frutto di imponentilavori di canalizzazione svoltisoprattutto per il Serchio neisecoli. Dal secondo secolo a.C.e negli anni successivi, l'abitatopisano si sviluppava fra la rivadestra dell'Arno e la sinistradell'Auser, ma di più versoquest'ultimo. Pisa possdevaterreni fertili e molto legnameper costruzioni navali. Gli etruschi avevano dominatofino a quel momento, mala potenza bellica romana siera ormai imposta e ciò segnòil declino degli etruschi chevennero a confluire nella civitasromana. Comunque, il poetaromano, Claudio Clandiano(Alessandria 370 d.C. - 450 d.C.)definì il porto Pisano come portoEtrusco, attestandone cosìl'importanza regionale. Al portopisano vi si accedeva dallaporta della Pietra attraverso lavia di Porto Pisano, la prima citazionedi un altro approdo,questa volta marittimo distintodalla città di Pisa, dopo chequello fluviale era divenutomeno adatto alla navigazione,si ritrova in Tacito. Documentiposteriori indicano che il «sinus»pisano distava 9mila passi,circa 13 chilometri, da SanPiero a Grado, cioè nella zonadi Stagno. Il tracciato dellastrada portuense marittimacorrispondeva a quello dell'attualevia Vecchia Livornese.Gli attuali reperti delle navi romaneevidenziano un loro affondamentorepentino e ciò ciinduce a pensare ad eventi calamitosi,quali grosse ondatedi piena congiunte a violentemareggiate tali da non consentireil normale defluire delle acquedei due fiumi in mare.dr. Edo Mori