La nuova Babele di Roberta Torre La regista spera di presentare a Venezia il film «Sud Side Story» girato a Palermo


PALERMO. Una favola moderna, tragicomica, una storia d'integrazione raccontata con i personaggi, i luoghi, i colori della Palermo più popolare, quella dei rioni in cui vivono gli extracomunitari. E' questa la traccia di «Sud side story», l'ultimo film di Roberta Torre presentato a Palermo dalla regista di «Tano da morire» e da alcune attrici del film. «Sud side story» è la storia dei due innamorati più famosi del mondo, Romeo e Giulietta. Ma quando da Verona ci si trasferisce a Palermo lui diventa Toni Giulietto, cantante di feste di piazza, e lei Romea Wacoubo, splendida nigeriana dagli occhi a mandorla, che passa le notti passeggiando sui lungomare cittadini. Contro questo amore multicolore si scagliano le zie di Toni che ingaggiano furiosi litigi col clan delle nigeriane: scontri a parole in dialetto africano e siciliano che almeno nei suoni non sembrano poi così diversi. «Sono rimasta affascinata - dice Roberta Torre - dalla presenza degli africani a Palermo. Questa città è più vicina all' Africa che all' Europa e il suo futuro è verso l' Africa». «Farò di tutto - aggiunge - per portare il film al festival di Venezia. So che è molto difficile e forse non ce la farò per i tempi stretti. Ma tenterò il possibile». Anche in questo film di Torre la musica ha un ruolo da leone. E dietro la storia di Romea e Giulietto si profila lo scontro musicale tra il rock di Little Tony, genio protettore dell' innamorato, e le melodie nostrane di Mario Merola: i due cantanti si affrontano con le proprie band, i Little Tonini ed i Merolini. Il finale ricorda quello di Shakespeare? «Il finale è a sorpresa - dice Torre - Non lo svelo. Ma sicuramente la gente non piangerà. E l' amore trionferà». Felici per l' esaltante esperienza di partecipare ad un film - alcune hanno già avuto un ruolo in «Tano da Morire» - le interpreti siciliane e nigeriane di «Sud Side Story». Amaka, Forstine e Kemi sono nigeriane e tutte hanno vissuto a Palermo. «Sto bene in Italia - dice Amaka - Superati i primi tempi anche per noi africane c'è la possibilità d' integrazione. L' Italia è più aperta di paesi che conosco, come SvLzzera, Germania, Belgio». C' è chi, sognando un futuro da attrice professionista ha lasciato anche il lavoro. Mimma De Rosalia, che nel film fa la parte di «Giuseppona la sbirra», faceva l' infermiera. «Ho lasciato il posto - dice - questo è il mio secondo film. Voglio continuare, credo sia il mio destino. La mia famiglia è benestante, male che vada torno a casa». Ed Eleonora Teriaca, vedova palermitana, dice: «Provo una forte emozione quando per strada mi chiedono l' autografo». Per Roberto Rondelli, il musicista livornese leader degli Ottavo Padiglione, l'attore protagonista - è lui il Giulietto nel film di Robera Torre -, il passaggio dalla musica al cinema è stato inizialmente traumatico, ma progressivamente ha trovato la giusta misura e grazie alla ricchezza della sua personalità espressiva è riuscito a immergersi nella nuova dimensione con risultati eccellenti.

Luca Girotti