Quel bronzo a Montecitorio è un pezzo di storia pistoiese


LA1MEAdell'Unità d'Italia, valori che laRepubblica ha fatto suoi trascrivendolinella Costituzione.Quel bronzo è perciò pienamenteattuale. Si trova allespalle della Presidenza del Consiglioed è bene in vista di fronteall'intera Assemblea, tredicimetri per tre e settanta di altezza:tanto misura il maestosobassorilievo «La glorificazionedella dinastia sabauda», la scenapiù vista degli italiani, ripetutaimmagine televisiva. La firma è del commendatoreDavide Calandra, artista natoa Torino nel 1856 e ivi mortonel 1915; salottiero e austero,patriottico quanto operoso, ossequiosoquanto inventivo.Era tra i più ricercati dalla culturaufficiale e non, tra la finedell'Ottocento e gli inizi del Novecento.Quel suo pannello dibronzo, scenografico e solenne,è per i nostri eletti un invitoalla concordia, al lavoro, allapace ed alla virtù. Un invitoche giunse da Pistoia. Perchètale magnifica lastra era statafusa nella città di Cino dove fiorivada più di cinquanta annil'arte del ferro e del bronzo. Sipoteva vantare, l'operosa cittàtoscana, di avere tenuto a battesimomolte officine famose:le Carradori-Rosati, le Conversini,le Lippi e le Michelucci.Ognuna nel proprio tempo eracome una scuola d'arte. Artefice della fusione capitolinafu Pietro Lippi. Dalla suabottega partivano mille opereper celebrare la storia. Fino alPerù ed alla Spagna, al Messicoed alla Romania. Ovviamentesi erano sparse anche per lanostra risorta patria. Tra il1895 e il 1913, Carlo AlLertopartì per Roma, Cristoforo Colomboper Rapallo, mentre ilmeno famoso generale EnricoCialdini fu portato a Castelfidardodove aveva sconfitto letruppe del papa. Garibaldi rimasea Pistoia e Francesco Ferrucci«tornò» a Gavinana. I loropadri scultori, naturalmente,erano vari. Ma il monumento che ci interessadi più è la statua-omaggioa Amedeo di Savoia. E nontanto perché è l'opera più apprezzatadel nostro Calandra,piuttosto perché segnò l'iniziodi una stretta e proficua collaborazionefra l'artista torinesee la città di Pistoia. Un professore di lettere, il pistoieseAndrea Ottanelli, ha ricostruitol'intera vicenda nelvolume «La fonderia Lippi».L'arte del bronzo a Pistoia traOttocento e Novecento», frescodi stampa. «Il comune di Pistoia- informa Ottanelli - fecesinceri complimenti agli autoridell'«Amedeo di Savoia», alCalandra e al Lippi. E proposeper il torinese ingegno la cittadinanzaonoraria. Di successo in successo Pistoiane trasse vantaggio e nel1927 fu proclamata capoluogodi provincia. La gloria, come sisa, è figlia di molti padri. Matorniamo alla insigne coppiaLippi-Calandra, amici sinceril'uno dell'altro. Il Calandra aPistoia divenne di casa. Quandonel 1908 gli fu commissionatal'impegnativa opera per l'auladi Montecitorio, si rivolse dinuovo all'amico Pietro e dall'ennesimoincontro nacquel'ammirato bronzo. Ma Lippi non fu fortunato.Purtroppo morì lo stesso annoin cui fu termianto il lavoro,nel 1913, il 21 ottobre. Non si feceneppure in tempo a portarel'opera a Roma che poco doposcoppiò la guerra. Finché duraronogli eventi bellici, il bronzofuso rimase a Pistoia. Finalmente tacque il cannonee subito, nel 1918, fu inauguratala nuova aula con tutta lamaestà sabauda, ivi compresoil «pistoiese» pannello. Nell'edizionedel 21 novembre, il quotidiano«La Stampa» scrisse che«...l'ammirazione si rivolgevaspecialmente verso l'altorilievodi Davide Calandra». Pietro Lippi fu personaggioassai noto. Stimato in Italia, invitatoall'estero. Fu socio dell'accademia«La Stella d'Italia»e «cavaliere della Corona». Cavaliereanche dell'ordine «Almerito del lavoro». Prese partedalla vita pubblica della suacittà, come rappresentante dellaborghesia e del ceto imprenditoriale.Era nato povero, morìindustriale. Se lo Stato erasorto dalle battaglie, la Nazionenasceva anche dalla gentecome Pietro. Conobbe, il nostropersonaggio fondatore, gliartisti del tempo più noti, maanche lui ci metteva l'anima.Infine, ebbe cinque figli tra cuiAndrea, un vero scultore compagnodi studi di Lorenzo Vianiche lo tenne in conto di amicofraterno. Quando Pietromorì gli furono riservati funeralipubblici, «imponenti e solenni».Lo seguì gente «importante»e molto popolo. Perchélui si era fatto da sè.Paolo Gestri