Capalbio buen ritiro e musa ispiratrice di Puccini


la1mea Puccioni, che gli fu per anni compagno di caccia inMaremma e che scrisse poi un libro su Puccini e Capalbio:le cacce e le musiche, le amicizie, gli amori, isogni, le gioie, le speranze, le amarezze e le delusionidel maestro nei lunghi anni (più di un quarto di secolo)che visse avendo nel cuore le cacciate al cinghialenei boschi di Tiburzi, agli uccelli palustri nel Lago diBurano, sulle cui rive aveva preso in affitto l'anticatorre, e soprattutto alle folaghe. La «prima» della «Tosca» è del 1898, al Teatro Verdidi Firenze. L'anno precedente l'opera era quasi terminata,e Puccini ne aveva parlato con qualche amicomentre camminava per raggiungere il «rialto» diuna cacciata al cinghiale, o sul barchino, acquattatofra le cannucce di Burano aspettando le folaghe, oquando era ospite _ e accadeva spesso _ dei suoiamici Marco e Bianca Collacchioni, signori del castellodi Capalbio e delle terre che intorno si perdevano avista d'occhio. Il maestro più volte, a Capalbio, si sarebbe messoalla tastiera del vecchio «piano e forte» del castello(ndr.: lo strumento, costruito nel 1823 da Conrad Grafnella sede di «Auf der Wieden» ha il numero di serie775 e viene usato ancora, dopo un attento restauro,per concerti) _ ricorda Puccioni _ ma allora si rifiutòproprio adducendo la scusa che il «piano e forte»era antiquato e non degno dunque del suo tocco. Mala sera dopo trovò nella sala del castello un pianofortenuovo. Non potè tirarsi indietro, e si decise a suonare.Non abbandonava mai il suo sigaro, ed accompagnavala musica col canto, intonatissimo, a mezza voce.«E così _ scrive Puccioni _ quella sera e le successiveci deliziò con le sue opere, delle quali ci feceapprezzare tutta l'intima, insuperabile bellezza». La prima volta che Puccini andò a Capalbio fu nellasettimana che precedeva il Natale del 1896. L'avevanoinvitato Marco e Bianca Collacchioni tramiteun amico del musicista, Giuseppe Malenchini. La primadella «Bohème» aveva soddisfatto il pubblico, menola critica, e certe stroncature riempirono d'amarezzaPuccini che ritrovò il suo buonumore soloquando l'opera, a dispetto dei critici malevoli, iniziò apassare da un trionfo all'altro. Sentiva il bisogno diappartarsi, di andare dove nessuno o pochi lo conoscevano.Nacque così, nei suoi amici più vicini, l'ideadella Maremma. Giacomo era cacciatore di quelliche ce l'hanno nel sangue e le terre intorno a Capalbiooffrivano un paradiso, sotto questo aspetto. In trenoarrivò a Orbetello; da qui in calesse, con Malenchinie Marco Collacchioni, viaggiò fino a Capalbio dovetrovò una gran festa: per il suo arrivo e per una grancacciata al cinghiale che aveva riempito i carnieri. Acena Puccini, che vestiva un panciotto di pelle che tuttigli ammirarono, raccontò della «Bohème», del mondodella musica e di personaggi famosi. La mattina dopo, la sua prima cacciata al cinghialenei boschi dove appena qualche settimana prima erastato ucciso dai carabinieri il brigante Tiburzi. Un colpopreciso di Puccini fece secco un irsuto. «Là, nelverde, nell'agreste, nel selvaggio della tanto splendidaMaremma _ scrisse a un amico _ ospite di simpatichepersone, passerò credo i più bei giorni della miaesistenza. Ma siete matti? Essere a caccia dove veramentece n'è, e dopo un successo E' il momento verodell'animo tranquillo Ne voglio approfittare e mi citufferò. Altro che banchetti, ricevimenti, visite ufficiali...» Un amore grande quello tra Puccini e la Maremma,dove veniva a cercare la serenità quando avevabisogno di sfuggire la malinconia, l'ipocrisia e lepreoccupazioni. Qui trovava amici fidati (aveva perfinofondato due club di buontemponi, il «Club Bohème»ed il «Club Gianni Schicchi» dov'era obbligo esserebuone forchette e sempre pronti a far festa) e quipoteva cacciare come e quanto voleva (un anno lasua squadra calcolò di aver ucciso 3.278 folaghe nel«lago-laghetto», come lui chiamava Burano). Gli amiciricordano che sempre, nei mesi invernali, Puccinisi concesse almeno qualche giorno di svago nell'ospitalecastello dei Collacchioni a Capalbio, o nella casadi Pescia Fiorentina che aveva preso, o _ dal 1919 al1922 _ nella antica Torre che guarda il Lago di Buranoe che, da lui, ha preso il nome di Torre Puccini:«Nella strana ed affascinante Maremma. _ scriverànel 1915 _ Paese selvaggio, primitivo, lontano dalmondo, dove si riposa veramente lo spirito e si rinforzail corpo» e dove «mi sono divertito tanto a caccia dibeccacce e per quei boschi briganteschi». Nell'ottobre del 1919 Puccini acquistò la Torre dellaTagliata, e vi portò da Milano un pianoforte. Da lìfece suonare le note della «Turandot» e invitò GiuseppeAdami e Simoni, che ne firmarono il libretto: «Vedreteuna località che vi farà strabiliare _ la presentò_ e ci sarà tutto per voi due (...) Canotti, automobili,motocicli, ogni ordigno per pescare, ogni tranelloper la caccia...». Solo le strade, confessò, «sono infernali».Durante tutto il 1921 si dedicò alla composizionedella «Turandot» e la sperduta Torre in Maremmasentì echeggiare le note del dramma lirico, così comeera capitato a Capalbio per la «Tosca». E non eraforse vero _ testimonierà Giovacchino Mazzini, suoamico _ che «la `Butterfly' fu tutta trovata in auto, giracchiandoper la Maremma, o in letto, sempre canticchiando?».Perchè la Maremma gli toccava l'animo,gli faceva ritrovare _ tra cacce e paesaggi unici_ l'ispirazione. A guadagnare di questo idillio certofu l'uomo, ma soprattutto la sua musica.Claudio Bottinelli