Tra le donne livornesi di «Baci e abbracci» una ruspante «Nonna Bruna» e due ragazze debuttanti Attrici si diventa, tra un caffè e l'altro Sara Mannucci e Isabella Cecchi: dal bar al set di Virzì


LIVORNO - In «Baci e abbracci»,Paolo Virzì ha disegnatomolti personaggi femminili. Tredi questi sono interpretati da attricilivornesi: Isabella Cecchi èAnnalisa, segretaria e amantedi Renato (l'ex operaio che hamesso su un allevamento distruzzi); Sara Mannucci è Margherita,la figlia adolescente diRenato; Maria Grazia Taddei ènonna Bruna, madre di Renato.Scopriamo chi sono, com'èstata la loro esperienza sul set,che cosa si aspettano dal loro futuro. Isabella Cecchi, la segretariaoca Isabella Cecchiha 26 anni e una grande passioneper il teatro; quando PaoloVirzì l'ha scelta faceva la baristain un locale di Antignano. Euna ragazza alta, dall'aria semplice,vestita in maniera sobria:niente a che vedere con il suopersonaggio, sempre strizzatoin abiti sexy, tanga e reggisenoimbottito. «Ho iniziato a studiare recitazionecon Marco Conte - racconta- e poi ho proseguito consua madre, Enzina Conte. Hoscritto testi comici con KatiaCenci, spero che dopo questaesperienza siano ancora più richiesti.Virzì l'ho conosciutoquando ho conosciuto mio marito(l'attore Emanuele Barresi,anche lui nel film, ndr). Avevogià fatto dei provini per «Ovosodo»ma non c'erano ruoli perme, poi fortunatamente Virzì siè ricordato di me per `Baci e abbracci'». Nel film Isabella ha un ruolonon semplice: è una segretariaun po' oca e molto sentimentale,una ragazza sfortunata chenon ha mai conosciuto i genitorie vive con due zii anziani emalati. E caduta nelle «grinfie»di Renato che approfitta delsuo corpo statuario con le solitepromesse («lo dirò a mia moglie,andremo a vivere insieme»ecc.). «La prima scena che ho giratoè stata quella dei baci, in bagno.E stato difficile, mi vergognavomoltissimo, per fortunail mio partner, Massimo Gambaccianiè stato molto carino eVirzì bravissimo. Anzi, devoproprio dire che Virzì è eccezionalenell'usare gli attori: ti spiegatutto del personaggio, ti aiutaa pensare come lui e poi si fidadi te. Anche per le scene dipianto si è fidato, mi ha lasciataandare a ruota libera». Adesso si trasferirà a Roma.«E lì avrò certamente più occasioni». Sara Mannucci, la teenager alternativa Sara Mannucci ha 19 anni, èalta e magrissima, un viso interessantecon due occhi blu grandissimi.Diplomata alle magistrali,frequenta l'anno integrativoe la sera lavora in un localecome barista. Sogna di fare lafotografa. In «Baci e abbracci» è Margherita,una ragazzina con unzio quasi coetaneo (EdoardoGabbriellini), la quale ammiramoltissimi i musicisti del gruppo«scalcagnato» degli «AmarantoPosse». Per essere meglioaccettata dal gruppetto di maschi,è lei che procura i «funghimagici» in grado di dare sensazioni«incredibili». «Non mi è stato difficile immedesimarminel personaggio -spiega Sara - anche perché forsein passato sono stata un po' comeMargherita, una ragazzache si trova meglio con i maschiche con le altre ragazze. Ma recitaredavanti ad una telecamera,no, non è stato facile, anche perchénon avevo grosse esperienzedi recitazione, solo di teatro a livelloscolastico. Ero tesa, sentivouna grossa responsabilità.Però Virzì mi ha sempre incoraggiata,e mi hanno aiutatomolto anche i ragazzi degli Snaporaz.Tra l'altro, per tutto il periododella lavorazione ho abitatocon loro, si era instaurato unrapporto di grande amicizia econfidenza». L'incontro con Virzì? «Sonoamica di Edoardo Gabbriellinied ero già stata sul set di`Ovosodo', ma allora non miavevano fatto fare la comparsaperché non ero ancora maggiorenne.Poi l'estate scorsa mi hachiamato Carlo Virzì, per unprovino: avevo appena dato lamaturità, lavoravo in una gelateria,me lo sentivo che sarebbesuccesso qualcosa. Dopo il primoprovino, invece, ad agostomi hanno chiamato per un nuovoincontro, al `Vertigo': mi si èrotto il motorino, sono arrivatain autostop. Ma è andata bene...». E dopo «Baci e abbracci»? «A settembre mi trasferirò aRoma, per fare una scuola di fotografia.Spero anche di poterlavorare di nuovo nel cinema,ma solo se mi capiteranno coseadatte a me». Maria Grazia Taddei, nonnaBruna «Interpretare Nonna Bruna?Facilissimo. Nel film sono unamamma, una nonna, sempre inciabatte, sempre a cucinare, comenella vita...». Maria Grazia Taddei ha unruolo piccolo, ma importante esi è divertita moltissimo a farlo.«Non mi era mai venuto in mentedi recitare - assicura -. Maquelli della Cecchi Gori venneroa scuola, all'Orlando, dovelavoro, per selezionare ragazziper `Ovosodo', mi videro e miscelsero. Dopo `Ovosodo' Virzìmi ha rivoluta. Sono andata alprovino tutta sgangherata, inciabatte, in fila c'erano tante diquelle donnette tutte incipriate,ma hanno preso me», sottolineaorgogliosa. «Sul set ho fatto tante risate,i tecnici, tutti romani a voltenon capivano il mio modo diparlare, per esempio non hannomai imparato cosa volesse direl'espressione alla 'onca'». Il clima sul set: risate edequivoci Isabella, Sara e Maria Graziasono concordi. Il clima sul setdi «Baci e abbracci» è statosplendido. «Sarà perché non c'eranotra noi divi che facevanocapricci - dice Isabella - l'atmosferaera davvero serena, rilassata.Siamo diventati tutti moltoamici, personalmente quandoabbiamo finito di girare ho avveritoun grosso vuoto e pensoanche gli altri, visto che continuiamoa telefonarci spessissimo». «Tutti mi chiamavano mammao nonna, mi volevano davverobene - rammenta MariaGrazia -. Alla fine ci siamo abbracciatie baciati tutti e forse èper questo che il film (che nonha potuto avere il titolo pensatoda Virzì «Gli struzzi» perché ingiro per l'Italia c'era uno lavoroteatrale con lo stesso nome,ndr) è stato chiamato `Baci e abbracci'. Le scene venute meglio, ricordanotutte, sono quelle giratetra le risate. «Per esempio, inuna delle scene finali Paolantoniserve a tavola dei fagottini alsugo. Nel farlo, ha schizzato ilsugo dappertutto. Noi abbiamocontinuato a recitare, impassibili,con dei funghi appiccicati aicapelli», raccontano. E gli equivoci, poi non sonomancati. «Mi sono accorta subito- ricorda Isabella Cecchi -che nel nostro albergo mi trattavanocon deferenza. Poi ho capitoche siccome mi chiamo Cecchi,pensavano fossi una CecchiGori...».Livorno Cinema

Ursula Galli