lunedì 22.03.2010 ore 02.33

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Tanta gente al Palacongressi per il segretario nazionale di Rifondazione comunista Bertinotti: «Inaffidabili noi? Peggio per Fontanelli»


PISA - In un Palacongressi gremito da oltre 2000 persone Fausto Bertinotti ha ufficialmente aperto venerdì sera la campagna elettorale del candidato a sindaco di Rifondazione comunista Maurizio Bini. Ed è stato proprio Bini a spiegare il perchè di questa candidatura: «Di fronte ad una netta chiusura da parte di Fontanelli di dialogare con noi, mi è sembrata una scelta inevitabile. Si è voluto paragonare Pisa a Roma, mentre a pochi chilometri da qui, a Viareggio, la sinistra correrà unita per Marcucci. Mi sembra una scelta irrazionale da parte di Fontanelli. Ci hanno chiamato inaffidabili dimenticando che Rifondazione a Pisa ha marcato la differenza. Ecco il perchè della nostra scelta. Lavoreremo per riportare il lavoro a Pisa e difendere quello che è rimasto. Voglio ricordare che siamo entrati in giunta 2 anni fa per limitare l'emergenza abitativa. 500 famiglie hanno trovato una casa. Siamo riusciti a bloccare gli sfratti: per questo siamo diventati una forza da emarginare. Noi vogliamo una città più vivibile per tutti. E' un compito difficile, ne siamo consapevoli. Non ci tireremo indietro». Ha concluso la serata il segretario nazionale Bertinotti: «In questi periodo ci 'oscurano', ma non ci piegheranno. Nessuno ha detto che a Roma eravamo più di 200.000. Questo è un fatto politico che si è voluto 'dimenticare'. E' chiaro che non siamo felici per la scissione: è un evento luttuoso. Sono felice di parlare qui a Pisa dove non a caso una donna è segretario ed un'altra è a capo della federazione giovanile. Fontanelli non ha voluto il confronto perchè siamo inaffidabili: peggio per lui. Ha deciso di seguire le direttive arrivate da Roma dimenticando che il sindaco è una istituzione democratica perchè governa anche la storia della città». «E' una vergogna _ ha detto ancora Bertinotti _ che non possiamo avere un gruppo autonomo alla Camera: abbiamo avuto attestati di stima da Ingrao, Martinazzoli, Di Pietro, Cacciari, Primicerio e da quasi tutta la redazione del Corriere della Sera. Non dal Pds e da Cossutta. Ma loro hanno sempre detto: con 'Gladio' no. Ripensandoci dopo tre giorni...».

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