Al fianco di chi vive all'inferno Dottoressa livornese in prima linea fra i poveri della Cambogia


LIVORNO - Lucilla Magherini, un medico livornese di 34 anni, molto conosciuta per le capacità e il forte impegno nel sociale, in possesso di una specializzazione in economia e gestione sanitaria, si trova in Cambogia da oltre un anno come volontaria di «Medici Senza Frontiere», l'organizzazione internazionale impegnata nelle prime linee di ogni parte del mondo dove l'umanità soffre: dove c'è o c'è stata un conflitto armato (Bosnia, Ruanda, Congo, Kosovo, Sudan e Somalia, Sudamerica e Sud Est Asiatico), dove si è verificato un disastro naturale, dove c'è tragico sottosviluppo. Obbiettivo a breve termine di questo giovane medico livornese è quello di sviluppare un progetto pilota di sostegno del sistema sanitario nazionale cambogiano, partendo da una realtà presa a campione, il distretto di Pursat. Proprio questo progetto è stato finanziato, nel 1997, per 150 milioni di lire, da donatori italiani. Il servizio sanitario, quando Msf arrivò in Cambogia, era gratuito, ma il sistema non funzionava. C'era un'attitudine generalizzata di pagamenti sottobanco senza alcun controllo: il personale sanitario decideva in base all'apparente stato finanziario del malato per stabilire quanto questi doveva pagare per le cure da ricevere. Solo per i ricchi Con l'appoggio dell'Organizzazione mondiale della sanità, Medici Senza Frontiere ha introdotto la cosidetta «tarification»: il paziente deve pagare un ticket, seppure molto basso, così da affrettare l'eliminazione della corruzione attraverso l'obbligo delle cure La garantire a tutti i cittadini. Si tratta di un processo molto lento e complesso, ma arduo è il compito di sradicare l'abitudine al favore e alla renumerazione sottobanco che favorisce sempre i più abbienti. Lucilla Magherini sta studiando ed applicando in loco una ristrutturazione del sistema dei ticket in modo da far rientrare questi soldi nella struttura ospedaliera, magari abbassando il prezzo fino alla gratuità, ma migliorando decisamente la qualità dei servizi. Il secondo obbiettivo, più a lungo termine, è quello di creare un fondo per i più poveri. «Sapere che stai lavorando per migliorare un sistema che ne ha tanto bisogno _ ha detto recentemente Lucilla _ è quello che più mi piace e mi stimola a livello creativo ed immaginativo. Cerco costantemente di verificare come il mio lavoro sia in sintonia con le aspettative di questa gente che ha sofferto moltissimo e vive ancora una situazione tremendamente difficile, ponendomi al loro servizio e con questo spirito, cerco di superare ogni ostacolo. L'unica cosa che mi dà veramente fastidio è la corruzione generalizzata che ho trovato». Coinvolgere la gente «A livello interiore _ continua Lucilla _ mi sento di fare esattamente ciò che voglio. In confronto al mio lavoro in Italia, qui ho più responsabilità, mi devo occupare di tutta una serie di problemi, per esempio coinvolgere la popolazione per arrivare ad una buona gestione della sanità ed è un lavoro stressante, ma appaga quella parte di me che mi ha indotto alla scelta di venire in Cambogia, dove la sofferenza umana è davvero tragica. Fra gli obbiettivi di Msf c'è anche quello di controllare che i soldi vadano effettivamente alle persone cui sono destinati e, se non è così, Msf fa opera di denuncia. Fondamentale in una situazione dove si parte da zero, è assicurare la trasparenza». Un impegno ammirevole, pensando come i membri dell'equipes di Medici Senza Frontiere sono dei volontari. Il quadro della situazione? Qui una donna su 100 muore di parto, un bambino su 5 non raggiunge i 5 anni di età; quattro cambogiani su 10 vivono con uno stipendio medio inferiore ai 10 dollari al mese; il livello di povertà è tale che le calorie consumate al giorno sono in media 1900, mentre la Fao assegna il livello di massima povertà ad un consumo di 2100 calorie; il lavoro minorile è frequentissimo (il 18,2% dei bambini, a cominciare dai 5 anni, è sfruttato da un lavoro bestiale soprattutto nelle fabbriche di mattoni, in specie bambine). In Cambogia Medici Senza Frontiere è impegnata anche nel portare aiuto alle giovanissime schiave del sesso, in generale bambine sui 12 anni, spesso più giovani. Vengono vendute o rapite, affittate per pochi dollari e tenute schiave di un commercio infame che le priva dell'innocenza e di dignità umana, oltre che mantenerle in condizioni di estremo squallore. Cosa fare noi da qui Medici Senza Frontiere è una organizzazione di prima linea, e per scelta propria, così da non subire alcun condizionamento, non riceve finanziamenti dalle istituzioni di tutto il mondo ed ha bisogno dell'aiuto dei cittadini. A chi volessero aiutarla forniamo il numero di conto corrente postale 87486007: Medici Senza Frontiere, Roma.

Otello Chelli