L'attuale ferrovia non potrebbe sopportare le alte velocità Metrò impossibile L'unica soluzione è la monorotaia


PISTOIA - L'estate, evidentemente, ha portato buoni frutti se dopo l'uscita dell'assessore Pileggi sulla viabilità nell'area metropolitana e le successive polemiche, siamo oggi in presenza di ufficiali impegni da parte del presidente della giunta regionale Vannino Chiti. Primo punto importante è che sia maturata in tutti la consapevolezza che si tratta di un problema prioritario per Pistoia, condizione indispensabile perché qualsiasi altro progetto di sviluppo della nostra area non sia una presa di giro: penso all'area ex Breda ma non solo. Basti pensare alle difficoltà nelle quali si muove tutto il mercato immobiliare con le inevitabili stasi a catena di tutto l'indotto. Ma a questo punto, poiché sento parlare del raddoppio della vecchia linea ferroviaria, di sette stazioni fra Pistoia e Firenze, di dodici minuti di percorrenza, di treni ogni dodici minuti, da inesperto quale sono, supportato solo da un po' di buon senso e da tanto interesse, vorrei esprimere qualche dubbio per capire se, da parte degli esperti, almeno dei dubbi che provo ad esprimere, se ne è tenuto conto oppure, addirittura, mi si potrà rispondere che non hanno ragione d'essere. Sette stazioni e dodici minuti di percorrenza a regime nel tratto di trenta chilometri Pistoia-Firenze mi pare occorrano treni capaci di sviluppare velocità da 200 chilometri orari. Provate a fare i conti. E davvero possibile utilizzarli su tale tratta di vecchia ferrovia? Inoltre, un treno in partenza ogni dodici minuti dalle due stazioni terminali in andata e ritorno (necessità effettiva se si vuole realizzare un utile servizio di metropolitana) mi pare che voglia dire che ogni sei minuti, lungo tutto il popolato percorso Pistoia-Firenze si devono abbassare passaggi a livello con l'inevitabile blocco della circolazione su strada. Oppure si è già pensato a tutti i cavalcavia e relativi sottopassaggi? E se si è pensato a questa seconda ipotesi, siamo tutti tranquilli per l'impatto ambientale e le relative spese? Pongo questi problemi anche col terribile dubbio che (Dio sa quanto desidero essere smentito) di fatto, al di là di qualche polemica di massima e qualche risposta dei politici, non ci stia organicamente pensando nessuno, e magari si ragioni solo perché di fatto per altre necessità le Ferrovie stanno effettivamente mettendo a punto un tratto di ferrovia in partenza da Firenze e si sia cominciato a dire che quello è l'inizio della metropolitana. Mi rendo conto che sto pensando terribilmente male e, quindi «faccio anche peccato», ma sono convinto che se non mi si dice che qualcuno, qualche commissione, qualche ente sta studiando la cosa nella sua globalità e fattibilità, probabilmente siamo solo alle chiacchiere. Anche perché torno a porre un'altra soluzione, che si può certo scartare, ma che si deve prendere in esame: è quella della «monorotaia». Questa soluzione è discussa ormai nel mondo, da Seattle negli Stati Uniti al Giappone all'Australia, anche con comitati di sostegno () di cittadini, proprio per certe sue peculiarità circa l'impatto ambientale, la spettacolarità, i bassi costi di realizzazione, le strutture sopraelevate, la silenziosità ed altro. Non ultima, un po' di spettacolarità che non guasterebbe in questa «conca» più bella del mondo dove è capoluogo una delle città più appetibili del mondo che è Firenze. Inoltre, tale soluzione, dovrebbe semplicemente collegare le tre città con tre stazioni (una quarta ad orari diversificati potrebbe essere a Firenze Rifredi per i pendolari della mattina e della sera), stazioni che potrebbero prevedere la combinazione treno auto bus taxi bicicletta, quindi ampi parcheggi che potrebbero vedere il proliferare di tante attività terziarie. La «vecchia» e nuova ferrovia dovrebbe invece restare per i collegamenti dei tratti intermedi. Ma un progetto ben pensato (il progetto stesso sarebbe fonte di nuova occupazione) potrebbe vedere una partecipazione dei Comuni, delle Ferrovie e dei privati anche perché non è difficile prevedere che la gestione potrà essere un business, sempre che si svincoli dal vecchio carrozzone delle Ferrovie. Se ci sono appassionati di questo problema ma soprattutto i navigatori di Internet, li invito a cercare, su uno qualsiasi dei «grandi motori», la parola «monorail», quanto meno per testimoniare che non sto sognando e che non sto inventando niente. Semmai, questo sì e me ne scuso, parlo di cose per le quali non sono un esperto. Allora, qualche esperto, abbia l'umiltà di dirmi che sbaglio tutto e che va bene il piano annunciato perché risolve i vari problemi e che si sta lavorando organicamente al progetto. Non me ne avrò a male. Luigi Bardelli