Pupi Avati, un Pergamo d'Oro per raccontare se stesso


PRATO - «Proprio in questi giorni sto ultimando il copione del mio prossimo film. Sarà ambientato nel Medio Evo e racconterà in che modo, secondo me, la Sacra Sindone può aver compiuto il viaggio dall'Oriente all'Occidente - ha anticipato Pupi Avati venerdì sera prima di ritirare il «Pergamo d'Oro 1998», il premio ideato dal Kiwanis Club Prato Centro Storico e dall'assessorato alla cultura del Comune di Prato. Nel salone comunale il sessantenne regista bolognese ha affascinato il pubblico con la sua umiltà e con molti aneddoti divertenti e curiosi. Nell'intervista condotta da Stefano Coppini, Avati ha parlato a lungo della propria famiglia e dell'infanzia in campagna, due argomenti che più tardi lo avrebbero puntualmente ispirato per i suoi film. «Penso che la paura sia il migliore stimolo allo sviluppo della fantasia - ha detto ricordando le storielle macabre che i bambini dei contadini dovevano ascoltare quando era piccolo - In campagna, al posto delle favole di Cenerentola o di Biancaneve, si tramandavano fiabe piene di streghe e di violenza ed è per reazione che ho cominciato a diffidare delle donne ed a crearmi dei personaggi capaci di difendermi in ogni situazione». L'autore de «Il testimone dello sposo» tratteggiando un'ampia galleria di artisti famosi ha liquidato alla svelta Luca Barbareschi, l'unico personaggio ricordato con amarezza mentre ha parlato a lungo e con affetto del suo vecchio compagno di scorribande Maurizio Costanzo, del maestro Pierpaolo Pasolini e di Ugo Tognazzi il quale interpretando gratis «La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone» lo ha letteralmente salvato dalla miseria accumulata in quattro anni di disoccupazione romana. Aver passato dei gran brutti momenti, probabilmente, è il motivo per cui Avati ha saputo «riscoprire» attori come Carlo Delle Piane o Diego Abatantuono. «L'amicizia e la collaborazione con Abatantuono è nata grazie a Lino Banfi che all'ultimo minuto ha rifiutato di girare «Regalo di Natale» ed ha lasciato vacante il ruolo riservato ad un attore di film di cassetta ormai in declino _ ha detto _ Diego negli ultimi anni si era completamente ritirato dalle scene e nessuno sapeva dove fosse finito, ma quando l'ho chiamato all'unico numero di telefono ancora reperibile in meno di mezz'ora è arrivato a casa mia con una valigia in mano. Lì per lì sono rimasto a bocca aperta per la sua velocità e poi sono rimasto ancora più sbalordito nel sapere che l'avevo chiamato nell'abitazione di una sua ex dove lui si era appena intrufolato di nascosto per riprendersi la valigia che si portava dietro». «Ognuno di noi ha almeno una cosa importante da fare nella vita ma non sempre riesce a compierla perchè il destino non gli dà mai l'opportunità di scoprire di cosa si tratta, ha concluso Avati che non a caso sta lavorando anche alla realizzazione di «Talenti» un programma nel quale la gente potrà scoprire le proprie doti e che andrà in onda tutti i giorni su Sat 2000, il canale televisivo della Cei.