Nike ora è una scarpa e Calipso si fa ballare


Achille. Vi ricordate la sua debolezza? Era invulnerabile ovunque escluso che nel tallone. E da quel giorno i piedi sono la sua dannazione. Colpire qualcuno nel tallone d'Achille significa scovare il suo punto debole, e farlo fuori. Poi c'è anche il tendine di Achille, che si infiamma e sono guai. Apollo. Per lui solo gloria: dio dalla proverbiale avvenenza, ha dato origine al modo di dire «bello come un Apollo». Ma chissà se gli farà piacere essere entrato anche in una celebre canzone di Rita Pavone. Artemis. Prima di essere marca di una famosa ditta di lampade, è la dea della caccia, della magia e, guarda caso, della luce. Atlante. Prima di diventare un librone in cui si vede il mondo in scala ridotta, era un gigante che regnava su Atlantide e che fu comandato da Zeus a tenere il globo celeste sulle proprie spalle per essersi ribellato agli dei. Calipso. Era la figlia di Oceano e Tetis che irretì Ulisse e lo trattenne sette anni nella sua isole per poi lasciarlo andare su ordine di Zeus. Come sia diventata un ballo esotico è un mistero. Cassandra. La sfortunata profetessa amata da Apollo e condannata a dire la verità senza essere mai creduta, è diventata proverbiale: essere una Cassandra significa in sostanza fare il menagramo, portare sfortuna. Cassandra infatti predisse la rovina di Troia, che puntualmente si verificò. Cipria. Chi sapeva che il belletto più usato dalle donne deve il suo nome alla dea dell'amore Afrodite, detta Cipria o Cipride perché si stabilì nell'isola di Cipro dopo essere nata dalla spuma del mare? Crono. Prima di essere un orologio, era il dio del tempo. Eco. Non è solo la voce che ci divertiamo a moltiplicare in montagna. E anche una ninfa, condannata da Hera a ripetere in eterno le ultime parole degli altri, come punizione per aver distratto la dea mentre Zeus si accoppiava con le sue concubine. Nike. Prima di degradarsi a scarpa, seppur la più amata del mondo, era una dea alata. Il suo nome (che si pronuncia come si scrive, e non «naik» all'americana) vuol dire Vittoria, e non arrideva soltanto agli atleti. Edipo. Protagonista di una truce tragedia di Sofocle, in cui senza saperlo uccide il padre e sposa la madre, è diventato un complesso psicologico, riferito a individui che una volta si chiamavano «mammoni». Furia. Niente cavalli del West. Essere una furia significa scatenarsi di rabbia, proprio come le Furie, dee che si occupavano di vendicare le ingiustizie in modi atroci. Medusa. Non è soltanto l'acquosa creatura marina che ci assedia ogni anno in vacanza, o una casa di distribuzione cinematografica. E la terribile donna dai capelli di serpente il cui sguardo pietrificò tutti tranne Perseo che la uccise guardandola riflessa nel suo scudo. Tirreno. E anche il giornale che state leggendo, che però ha preso nome dal mare, e il mare da Tirreno figlio di Eracle, che inventò la tromba e guidò gli emigranti della Lidia fino all'Etruria, fondando il popolo dei Tirreni, cioè noi. (d.f.)L'ABC DEL MITO