La gioia a casa di Davide: un po' viareggino, un po' carrarese E mamma Marilena applaude


CARRARA - Soddisfazione e orgoglio: ecco i sentimenti degli appassionati di tennis apuani e della vicina Ortonovo per la nuova impresa di Davide Sanguinetti. L'atleta ha le radici in tre province, anche se la sua famiglia è a tutti gli effetti di Carrara, ed è qui che ha studiato (si è diplomato ragioniere prima di andare in America a scuola di economia e di tennis): il fatto è che, ai primi anni '70, era particolarmente rinomato il reparto di ostetricia di Viareggio, e quindi sulla carta d'identità risulta, giustamente, nato in quella città. Da bambino, poi, i genitori si sono trasferiti a Ortonovo, vicini alla grande azienda tipografica che gestiscono, e quei pochi chilometri di distanza dalla capitale del marmo - dove vivono invece gli zii e i nonni - tanto bastano a farlo ricadere in provincia della Spezia. Ma al di là delle considerazioni geografiche, quello che conta è l'impresa. E, a rileggerli adesso, appaiono davvero fuori luogo i commenti critici che gli erano stati riservati subito dopo la sconfitta negli ottavi di finale, quando il freddo Bupathi aveva strappato la vittoria regalando uno spiraglio agli avversari indiani: in molti attaccarono duramente sia il tennista apuo-ortonovese, sia Bertolucci che si era accollato tutte le responsabilità della convocazione. La risposta di Sanguinetti è arrivata sul campo, miglior giudice. Da allora non ha praticamente più sbagliato nulla. La più grande tifosa di Davide è probabilmente la mamma Marilena che da casa, a Ortonovo, lo ha seguito attentamente e con trepidazione (mentre il padre Dino era a Milwaukee): «E' un risultato bellissimo. Davide - commenta la madre - ha giocato benissimo questa partita, forse l'unico problema lo ha avuto nel servizio, infatti ha avuto una parcentuale molto bassa di ace, solitamente riesce meglio nelle prime palle, ma aspettiamo ora domenica sera». Un'ultima notazione: venerdì scorso ha compiuto il suo ventiseiesimo compleanno. Auguri, anche se il miglior regalo se l'è fatto da solo.

Luca Romanelli