L'anticipo. La Fiorentina s'impone a San Siro, un po' favorita dagli errori di Lehmann e della difesa rossonera Milan spazzato via dal ciclone Batistuta Con la tripletta dell'argentino viola in testa come 29 anni fa


MILANO - Gabriel Batistuta e la Fiorentina di Giovanni Trapattoni passano come uno schiacciasassi sui rossoneri a San Siro. E' una doccia fredda per il rinascente Milan di Alberto Zaccheroni, punito dal vigoroso opportunismo della squadra viola e dalla strapotenza del suo centravanti, che non perdona un solo errore agli avversari. Batistuta, dominatore della prima supersfida di campionato, mette a segno una storica tripletta e si incorona capo dei cannonieri con cinque reti in tre partite. E la Fiorentina è lassù, in cima alla classifica a punteggio pieno dopo le prime tre gare: non succedeva da 29 anni. I sogni ambiziosi coltivati per anni da Cecchi Gori cominciano ad assumere i contorni della realtà: questa non è più soltanto una squadra che vuole, ora è una squadra che può puntare allo scudetto. I suoi uomini vincenti hanno i nomi del goleador argentino, dell'impeccabile Rui Costa, di faticatori di classe come Padalino, Repka e Torricelli. E il maestro è il Trap, che ha già profondamente innestato in questa compagine i segni del suo DNA calcistico: concretezza, coraggio, opportunismo, lucidità di idee. La sua Fiorentina vola: era dal 1969 che i viola non vincevano le prime tre partite del campionato. Sull'altro fronte di questo sabato a San Siro, piovosissima e grigia, c'è lo scoramento dei giocatori del Milan che si ritrovano castigati proprio mentre stavano apprendendo con diligenza e buoni risultati la lezione di Alberto Zaccheroni. Un tonfo, quello rossonero, che non è il cattivo frutto di una partita male interpretata: è la punizione per i troppi errori commessi tutti in una volta sola (povero Costacurta) contro un avversario che non si è lasciato sfuggire la minima occasione per approfittarne, e per poi difendere egregiamente quei "regali" (così li ha chiamati Berlusconi) che gli erano stati offerti dalla sbadataggine altrui. Una lezione da imparare, anche per Zaccheroni. Faceva quasi tenerezza Ganz, scatenatissimo alla ricerca di palloni puntualmente quasi sempre, salvo uno parato da Toldo. Soffriva Bierhoff, "disinnescato" da Repka. George Weah si batteva alla maniera sua, cercando giocate di fino e di potenza, ma gli errori suoi e l'attenzione massima della difesa viola lo tenevano lontanissimo dal gol. Solo i centrocampisti rossoneri davano prova di lucidità, mentre la difesa sapeva (e se ne è accorta) di non potersi concedere un attimo di disattenzione: Torricelli, Rui Costa e più avanti Batistuta erano pronti a fargliela pagare. Vana, quanto dispendiosa, la ricerca milanista del gol nel primo tempo. E all'inizio del secondo, subito un'altra legnata: illuminazione di Rui Costa per Batistuta, che ancora a tu per tu col disastroso Costacurta difendeva la palla e la sparava per la seconda volta alle spalle di Lehmann. Il Milan regiva con rabbia, e di lì a pochi secondi una palla servita da Bierhoff a Ganz sarebbe finita in gol se il bravissimo Padalino non l'avesse scaraventata via in rovesciata sulla linea di porta. Ma un supplemento di pena attendeva il Milan, perchè Costacurta e Lehmann pasticciavano su un retropassaggio in area, e il successivo calcio a due sottoporta consentiva Batistuta di mettere a segno la terza rete. Umiliato ma non annichilito, il Milan lottava ancora e sempre, e quello che è parso un mezzo regalino di Braschi premiava la buona volontà rossonera: un calcio di rigore consentiva a Bierhoff di dire la sua anche in questa partita, conclusa con troppa inutile rabbia in corpo da tutte e due le squadre.

Stefano Gramegna