Le 15 candeline di Fonè Ricci: perché non ho registrato più a Livorno


LIVORNO - Compie quindici anni di attività la casa discografica livornese Foné dell'ingegnere Giulio Cesare Ricci e il bilancio è interessante e positivo se si pensa che la rivista Gramophone ha definito la Foné «la casa discografica italiana più diffusa e apprezzata nel mondo». E il segreto del successo sta nel culto e rispetto del suono live che Cesare Ricci persegue nelle sue registrazioni che risultano fedeli riproduzioni di un binomio inscindibile, musica-ambiente, aliene dunque dagli artificiosi perfezionismi che si ottengono solitamente in sede di sale di registrazione. Grande attenzione Cesare Ricci ha rivolto agli avvenimenti musicali livornesi, anzi ne è stato anche promotore oltreché editore, particolarmente fattiva la sua collaborazione col Cel dal '90, ma dopo il '94 non abbiamo più visto registrazioni Foné delle opere liriche della stagione livornese. Gli chiediamo delucidazioni in proposito. Non c'è stata una registrazione Foné del "Ratcliff", l'opera più significativa della stagione lirica '95 ed una delle più importanti del percorso mascagnano da lei sempre seguito. Quale ne è il motivo? «L'operazione Foné-Cel _ spiega _ è partita nel '90 con l'edizione del "Piccolo Marat" dato nell'89. Particolarmente interessante è stata l'attenzione che il Cel ha rivolto alla riscoperta del ciclo mascagnano, spesso dimenticato o male eseguito. Ho curato la registrazione delle opere del Cel, fino a quando ho ritenuto che la registrazione avesse un buon esito. Ma col "Ratcliff" sono sorti problemi e divergenze di vedute. Infatti ne sono state fatte tre repliche, ma con cast diversi, pertanto mi è mancata la possibilità di scegliere con lo stesso cast, nello stesso teatro e di registrare. Impossibile, visto che il Cel fa parte del Secondo polo della lirica, che ingloba anche i teatri di Lucca e Pisa, dove venivano portate le stesse rappresentazioni, registrate in ambienti diversi, con acustica diversa, per poi fare opportune scelte». Ricci qui ribadisce il suo punto di forza e cioè l'assoluta fedeltà al momento e al luogo di registrazione, per cui, di fronte ad opinioni contrastanti, rinuncia. E qui mostra la sua dichiarazione nel libretto della "Lodoletta" del'94, data a Livorno a da lui registrata. «Con la Lodoletta termina un mio primo percorso nelle opere più importanti di Pietro Mascagni». Fa sapere che comunque ha rimasterizzato e pubblicato la "Cavalleria Rusticana" di Mascagni e la "Lupa" di Tutino del '90. Quando ha cominciato la sua attività a Livorno e verso quali altri obiettivi è volto? «Nel 1983 ho pubblicato il disco con l'esecuzione del violinista livornese Marco Fornaciari, proprio di quei brani che avrebbe eseguito al Goldoni; fu una provocazione culturale, come ho poi ripetuto con Accardo, a Livorno, nel 1995. Per il futuro? Ho iniziato una collaborazione con i più grandi teatri di Italia, ho registrato al Valli di Reggio Emilia la Messa di Mascagni, collaboro con Accardo e sono lieto di annunciare una chicca: un rapporto esecutivo e produttivo con Claudio Abbado. Sono in partenza per Ferrara dove si tiene un convegno per la conservazione dei Teatri Storici. Il mio grande rammarico? Livorno non usufruisce di un teatro di tradizione e rinuncia a quell'atmosfera che si respira nel luoghi ricchi di arte e di storia. Il teatro ha un fascino reale».

Angela Simini