Dove va il lavoro - Parlano presidente e direttore di Confartigianato «Navighiamo a vista» Troppe tasse e vincoli per le imprese


PISTOIA - Una strategia per la crescita dell'occupazione non può prescindere da una politica che favorisca lo sviluppo delle imprese. E' necessario che sia data loro la possibilità di produrre, con più efficienza e meno vincoli. Questa in sintesi la posizione espressa dalla Confartigianato, nella parole del suo presidente, Massimo Donnini. «Strategie come quella del patto per il lavoro - dice - sono molto interessanti e ci trovano pienamente disponibili. Ma ci sono due ordini di problemi alla loro realizzazione. Da un lato, la mancanza di una cultura adatta, sia da parte degli imprenditori che dei sindacati. Dall'altro, un eccesso di vincoli normativi, che finiscono per gravare sull'attività imprenditoriale». La pressione fiscale e contributiva limita fortemente gli investimenti. «Quando si solleva il problema del sommerso - dice il presidente della Confartigianato - bisognerebbe chiedersi il perchè si decide di lavorare in questo modo. E rimuoverne le ragioni».Ma sono soprattutto le leggi come la 108 (che pone limiti eccessivi alle possibilità di licenziamento e che vale in particolare per le piccole imprese), che finiscono per avere l'unico effetto di limitare le assunzioni. Gli imprenditori hanno ormai paura di assumersi il costo di un dipendente in più, temendo poi di essere costretti a sostenerlo anche nei periodi di crisi. «C'è un eccessivo arroccamento dei sindacati - dice Donnini - in difesa dello status quo: si sta più dalla parte degli occupati che da quella dei disoccupati». Il risultato è che le imprese costrette a divincolarsi tra costi e rigidità eccessivi, non crescono e non assumono. «Si naviga a vista, - spiega Feriano Ferri, segretario della Confartigianato - in una sorta di tran tran quotidiano. Senza nessuna voglia di investire». Secondo Ferri, non sono le singole iniziative che servono (riduzione di mezzo punto del costo del denaro, incentivi alla formazione). E' necessario un progetto importante, che torni a stimolare i consumi, per far riprendere la produzione. Riforme normative, con diminuizione dei vincoli e della pressione fiscale. Politiche per la ripresa della domanda. Questo dunque quanto auspicato dalla Confartigianato. Ma si tratta di strategie che sfuggono alle competenze locali. E in parte, anche a quelle nazionali. Nel frattempo, non c'è qualcosa che possa essere fatto per il rilancio dell'economia, e quindi dell'occupazione, a livello provinciale? «Il prodotto pistoiese - riprende Donnini - si è autosqualificato. Noi ci battiamo per un marchio, e, in questo modo, per "vendere Pistoia" in totale. E' necessario che le imprese imparino a lavorare insieme, scambiandosi notizie e conoscenze. Pistoia ha bisogno di acquisire una sua identità. Anche qualitativa». Ma, come il presidente dell'associazione degli artigiani accennava prima, in provincia c'è anche un innegabile problema di mentalità. «Abbiamo cercato di costituire dei consorzi - spiega - ma è risultato molto difficile. Ci sono vecchi elementi di gelosia, e prevale ancora l'individualismo. Negli ultimi tempi si è provato allora a seguire la via dei consorzi temporanei, che hanno trovato una maggiore disponibilità, forse perchè i legami non sono percepiti come definitivi». Uno dei più recenti, si era costituito per "andare in Russia", e c'era molto interesse. Ma dopo la crisi, c'è quasi una paura fisica ad andare. Comunque la strategia è risultata vincente. Le imprese sentono sempre più il bisogno di coordinamento e rassicurazione. E l'associazione le segue, lavorando sulla qualità, facendo informazione sulla sicurezza e l'ambiente e sui rischi sanzionatori per chi non si mette in regola. Il presidente della Confartigianato però ribadisce: «solo permettendo alle aziende che producono, di lavorare in maniera efficiente e snella, si creerà ricchezza e quindi occupazione».

Lucia Pagliai