Mappa a pelle di leopardo tra cossuttiani e bertinottiani. E un grande disagio Più allarmati che schierati I comunisti toscani: così si distrugge il partito


FIRENZE - Come in una scacchiera dove si alternano il bianco al nero, le federazioni delle province della costa toscana (a cui si aggiunge quella della Versilia) si distribuiscono una a favore di Bertinotti e l'altra al seguito di Cossutta. E la costa rappresenta storicamente il punto di forza di Rifondazione comunista, tanto che anche in consiglio regionale i tre rappresentanti di Rc provengono da Pisa, Livorno e dalla Versilia. A Massa Carrara c'è una maggioranza cossuttiana, così come a Pisa e Livorno, mentre in Versilia e a Grosseto il partito ha più dimestichezza con il linguaggio di Bertinotti. Nella provincia apuana il segretario Piercarlo Albertosi e il deputato Fausto Marchetti stanno con Cossutta, mentre più incerta è la posizione di Sergio Senise. «Tra gli iscritti - spiega Albertosi - c'è grande preoccupazione. La convinzione comune è che una linea sbagliata si possa sempre correggere, ma che con un partito a pezzi non si vada da nessuna parte. In generale c'è rabbia nei confronti del governo, ma anche molta apprensione per la tenuta del partito. In definitiva, sembra che ci siano mille ragioni per far cadere Prodi e mille e una per preoccuparsi per cosa succederà dopo». In Versilia il segretario Roberto Pucci, Valdemaro Baldi e il responsabile nazionale dell'organizzazione Milziade Caprili sono più vicini a Bertinotti, mentre il quarto membro, il responsabile dei giovani versiliesi Lorenzo Mugnaini, è l'unico alfiere della linea della corrente della sinistra di Marco Ferrando. Roberto Pucci è pessimista sull'esito del dibattito interno e affida le residue speranze alle novità che potrebbero emergere dall'incontro di oggi con il presidente del Consiglio Romano Prodi, mentre Caprili nota come «il rapporto tra la base e il segretario stia divenendo molto profondo. Mi pare ci sia una sintonia molto maggiore rispetto a quella che si coglieva nell'autunno scorso». Come dire che se ci sarà rottura questa volta gli iscritti non insorgeranno per difendere la sopravvivenza del governo. Nel Pisano il capogruppo regionale Nino Frosini, il segretario toscano Luciano Ghelli, Manola Guazzini e Stefano Villani non abbandoneranno certamente il presidente del partito; basta pensare che è stato proprio Ghelli a presentare la mozione dei cossuttiani nella riunione della direzione nazionale di lunedì. A Livorno la posizione è più sfumata nei toni ma è certo che il segretario Giacomo Luppichini, Simone Bartoli e Pietro Federici non faranno mancare l'apporto di una tradizionale roccaforte cossuttiana. Luppichini tiene comunque a far sapere che su un fatto c'è unanimità nel partito, e cioè «nel giudizio pesantemente negativo sul comportamento del gruppo dirigente che sta portando Rifondazione alla distruzione. Se ci saranno le condizioni - spiega - mi batterò per evitare che si arrivi a un congresso straordinario». A Grosseto il segretario Salvatore Allocca si schiererà con Bertinotti «dal momento che i termini di una svolta non mi pare ci siano e dopo due anni di governo Prodi non si vedano ancora risultati». Nella Toscana centrale Prato e Pistoia sono dalla parte del segretario, mentre Firenze e Lucca sono contro la crisi di governo. Nel capoluogo regionale con Cossutta dovrebbero schierarsi il segretario Paolo Coggiola, il deputato Edoardo Bruno, Daniele Calosi e Grazia Paoletti, sull'altra sponda troviamo invece il responsabile regionale dell'organizzazione Alessandro Leoni e Niccolò Pecorini. Secondo Coggiola la strategia di Bertinotti ha un punto irrimediabilmente debole: «Se volevamo ottenere davvero qualcosa di concreto - afferma - dovevamo impuntarci al momento dell'approvazione del documento di programmazione economica che ha fissato le coordinate della Finanziaria. Una volta stabilito, con l'approvazione anche di Rifondazione, che la Finanziaria doveva comportare una manovra da 13.500 miliardi la trattativa con Prodi era segnata. Il braccio di ferro era possibile al momento dell'approvazione del Dpef». A Lucca soprattutto Giuseppe Bertolucci e Rosanna Moroni sono in linea con Cossutta, mentre qualche incertezza rimane su Angelo Monaco. A Prato Andrea Frattani e Luciana Brandi si ritrovano sulle posizioni del segretario. Di Bertinotti Frattani condivide in pieno l'esigenza di reclamare una svolta da parte di Prodi che rappresenti una rottura con il passato e sostiene che «non si può giocare una partita fissando prima il risultato a tavolino, ossia che comunque vadano le cose rimaniamo in maggioranza». Un'eco importante delle tesi di Cossutta risuona però quando Frattani si preoccupa del futuro del partito («non dobbiamo ghettizzarci in una posizione politicamente marginale») e sull'importanza della presenza nelle istituzioni. Anche i pistoiesi Stefano Cristiano e Olindo Orlandini concordano con Bertinotti anche se Cristiano sottolinea che «l'unità del partito viene prima di tutto». Ad Arezzo il segretario Angelo Cardone e Alfio Nicotra condividono infine la linea bertinottiana, a differenza di Ennio Gori.

Carlo Bartoli