Il personaggio. Andreotti, il potere non lo logora


QUESTA estate sembLava destinato ad abbandonare Pisa per accasarsi altrove, Pontedera o Spezia si diceva. Lasciando la fascia di capitano e quel posto nel cuore della curva nord che si era conquistato grazie a tredici gol e tre anni di battaglie sotto la Torre, con la cavalcata storica del 1995 sulla vetta del Campionato Nazionale Dilettanti. A fine giugno poi, la società decise di confermarlo. Terza punta o centrocampista, poteva risultare utile alla rivoluzione tattica di Francesco D'Arrigo. Dopo il debutto in tribuna nell'apertura col Borgosesia, Paolo Andreotti non fece polemiche. Sapeva che il suo momento sarebbe arrivato. La domenica dopo, D'Arrigo decise di rilanciarlo nella mischia e lui, l'ex capataz, ci ha messo poco a dargli ragione. Contro l'Albinoleffe ha festeggiato col successo le cento candeline in maglia neroazzurra, ieri addirittura ha trascinato la squadra nel derby contro lo Spezia. Un gol (decisivo), un'occasione sventata in extremis ed una serie di servizi invitanti per le due punte. «E' il miglior giocatore del Pisa», ha senteziato a fine partita l'allenatore dello Spezia (fino all'anno scorso in nerazzurro), Filippi. Che abbia ragione? (g.c.)