Calcio, il presidente del Pisa spiega il «miracolo» nerazzurro


PISA - Chi ha detto che se le cose vanno male, cambiano solo in peggio? Appena tre mesi fa il Pisa calcio veniva sbeffeggiato dai suoi stessi tifosi: l'ultima gara di campionato aveva portato all'Arena la miseria di 722 persone, la dirigenza era impopolare come pochi altri a Pisa. Roba da gettare la spugna e scappare precipitosamente, ma non è andata così. Enrico Gerbi e Roberto Posarelli hanno cambiato timoniere ed equipaggio ed hanno rimesso a galla una nave che evidentemente non era il Titanic. E oggi il Pisa è la seconda società italiana di serie C per numero di spettatori (quasi settemila contro lo Spezia, come potete vedere in pagina VIII), e comanda la classifica a pieni punti insieme al Fiorenzuola, ricca società proveniente dalla C1. Come è maturato questo cambiamento in meglio? Lo chiediamo al presidente Gerbi. Intanto è cambiato il presidente... «Macché, con Posarelli decidiamo tutto insieme. Scaduto il suo mandato, quando abbiamo preso la maggioranza delle quote abbiamo confermato ciò che era già stabilito». E quando è nato il «nuovo» Pisa? «Nel finale della scorsa stagione avevo fiducia nella gestione di Gianluca Signorini, ma ci siamo accorti che i giocatori lo avevano tradito. E lo stesso Signorini ha voluto chiudere con la prima squadra. A quel punto era chiaro che bisognava cambiare tutto, l'ambiente aveva bisogno di un ampio rinnovamento, in campo e fuori». D'Arrigo: come è arrivato a Pisa? «Dopo cinque incontri in cui abbiamo parlato solo di calcio, di come lo intende lui e di come lo vogliamo noi. Non mi basta vincere, la gente ha il diritto di divertirsi allo stadio. E D'Arrigo è uno capace di fare vedere il bel gioco anche in serie C2. Ma non c'è solo lui, credo di poter dire che abbiamo creato uno staff di tutto rispetto, confermando persone meritevoli come i massaggiatori e Mannini, e anche acquisendo bravi professionisti come il preparatore atletico Buonocore». Il mister e Botteghi si sono trovati subito bene con voi? «Credo di sì: non sono mai stati titubanti, hanno lavorato insieme e fatto i programmi con noi». Qualche momento difficile però c'è stato. «L'unico momento brutto è stato Pontedera-Pisa di Coppa Italia. Non per il risultato, che ci amareggiava ma nel calcio ci sta di perdere, ma per le possibili conseguenze. Lì è stato importante non perdere la testa, abbiamo ribadito che squadra, allenatore e Ds sono questi e i fatti ci stanno dando ragione». Per lei cosa cambia la carica di presidente? «Significa lavorare di più, a volte andare a letto alle due e mezza di notte e alzarmi due o tre ore dopo... Posarelli fa molte delle cose pratiche, che portano via tempo e impegno, ma ora anche il mio carico di lavoro è cospicuo». I nerazzurri più promettenti? «Tutti bravi. E per ora complimenti a Parola, che ha conquistato la maglia azzurra Under 20 con Tardelli. Cresce bene...» Quali sono i programmi societari? «Crescere. Impariamo dagli errori passati, manteniamo immutata la passione per il Pisa nonostante ci sia stato qualche episodio molto increscioso nel passato, e forse cominciamo a raccogliere qualche frutto. Quello importante contiamo di coglierlo alla fine di questa stagione, ed è la C1». Un messaggio al pubblico? «Continuate a volere bene al Pisa, ha tutte le carte in regola per tornare grande».

Antonio Scuglia