Una casa di proprietà dei genitori


ABBIAMO stipulato un contratto di mutuo per la prima casa agli inizi del 1997 ma non abbiamo potuto scaricare gli interessi con la dichiarazione 730 poichè non siamo riusciti a sapere se era regolare farlo. L'abitazione in cui risiediamo è una casa a due piani di cui è unico proprietario mio suocero. Catastalmente si compone di due unità distinte ed in una di queste abitiamo stabilmente. Quali documenti dobbiamo fare per far sì che detto appartamento sia intestato a mia moglie o che quanto meno lo utilizzi come prima casa, pur rimanendo mio suocero proprietario e permettendoci però di scaricare gli interessi del mutuo? E inoltre se il mutuo fosse stato contratto per la ristrutturazione prima casa, sarebbe stato possibile scaricare gli interessi? Volendo rinegoziare tale mutuo, sul nuovo che andremo a contrarre sarà possibile scaricare gli interessi? M.L., OrentanoPer scaricare gli interessi sul mutuo, la moglie del nostro lettore, sempre che sia possibile, dovrebbe acquistare dal padre la nuda proprietà del'appartamento nel quale abita e poi contrarre un mutuo entro sei mesi dall'acquisto. Per la ristrutturazione, l'articolo 1, comma 4 del dl 669/96 ha disposto la detraibilità dall'Irpef lorda degli interessi passivi pagati in dipendenza di mutui stipulati nel 1997 per effettuare interventi di recupero (ex articolo 31, lettere a, b, c, d, legge 457/78) su immobili. La misura massima su cui calcolare la detrazione è pari a cinque milioni. Con il dm 22 marzo 1997 sono stabilite le modalità e le condizioni alle quali è subordinata la detrazione.Un cliente estero esente da IvaIl mio negozio è frequentato spesso da turisti. Recentemente un cittadino USA ha acquistato 12 borsette di pelle da signora della stessa marca. Mi ha chiesto la fattura senza applicazione dell'Iva essendo tali beni destinati all'estero. Sono rimasta imbarazzata se applicare o no l'esenzione. Come posso contenermi se la cosa dovesse ripetersi? A.M., LuccaL'articolo 38-quater dispone che le cessioni a soggetti domiciliati o residenti fuori dalla Comunità Europea di beni per un complessivo importo, compreso dell'imposta sul valore aggiunto, superiore a 300.000 lire destinati all'uso personale o familiare, da trasportarsi nei bagagli personali fuori dal territorio doganale della Comunità, possono essere effettuate senza pagamento dell'imposta. Tale disposizione si applica a condizione che sia emessa fattura recante anche l'indicazione degli estremi del passaporto o di altro documento equipollente e che i beni siano trasportati fuori dalla Comunità entro il terzo mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione. L'esemplare della fattura consegnato al cessionario deve essere restituito al cedente, vistato dall'Ufficio doganale in uscita dalla Comunità, entro il quarto mese successivo all'effettuazione dell'operazione; in caso di mancata restituzione, il cedente deve procedere alla regolarizzazione della operazione, che di fatto si traduce nel restituire l'imposta non applicata in fattura. Il ministro ha ribadito perciò recentemente che l'acquisto di beni in quantità sproporzionata (come nel caso rappresentato) rispetto a quella normalmente rientrante nell'uso personale o familiare del viaggiatore fa presumere l'utilizzo degli stessi nell'ambito di un'attività commerciale. Di conseguenza, per cessioni di quantità consistenti di beni, non si applica l'esenzione dell'imposta.Garage ininfluente per la TarsuGradirei sapere se debba essere inclusa nel computo della superficie anche la superficie del garage, ai fini della tassa sui rifiuti solidi urbani. G.A., EmpoliUna recente sentenza della Commissione Tributaria di Parma stabilisce che solai, cantine, e garage non rientrano nel calcolo della Tarsu. La decisione si basa sul fatto che non sono i locali a produrre i rifiuti, ma l'uso che se ne fa.L'istanza (costosa) se il Fisco sbagliaHo ricevuto una cartella esattoriale con la quale mi vengono messe a ruolo sanzioni ed interessi totalmente non dovuti. La cartella si riferisce all'anno di imposta 1992 ed è stata controllata dal mio commercialista il quale mi ha assicurato che si tratta di un errore vero e proprio commesso dall'ufficio in fase di riliquidazione. Non devo pertanto pagare nulla; tuttavia il mio commercialista mi ha detto che è necesario presentare una istanza al direttore dell'Ufficio imposte competente per la richiesta dello sgravio in considerazione dell'errore. Mi ha detto anche che la predisposizione e la presentazione dell'istanza mi costerà 100.000 lire. Mi chiedo se è giusto tutto questo: non ho commesso alcun errore, ma è come se lo avessi fatto visto che devo essere io un'altra volta a pagare... L.U., GrossetoNon è affatto giusto. Pervengono in questi giorni ai contribuenti di tutta Italia migliaia di cartelle per recuperi assolutamente infondati e tocca al contribuente attivarsi per farsi riconoscere le sue buone ragioni. Solo teoricamente il contribuente potrebbe far tutto da sè, ma, di fatto, l'impresa appare subito molto complessa. Presentare una istanza corredata dalle necessarie fotocopie per dimostrare dove sia l'errore (e non sempre è facile per chi non ha dimestichezza con la materia fiscale); ritornare poi più volte all'Ufficio imposte per sollecitare l'invio della documentazione di sgravio avvenuto all'esattoria, senza il quale il concessionario della riscossione intraprenderebbe gli atti esecutivi. Senza considerare che l'Ufficio delle Imposte non sempre si trova sotto casa, per cui spesso è necessario sostenere spese di viaggio o perdita di lavoro. Non è affatto giusto. Si dovrebbe mettere più cura nella riliquidazione delle dichiarazioni in modo da ridurre al minimo questi errori che invece oggi il fisco compie in modo davvero selvaggio e preoccupante.