Terremoti, denuncia di Barberi: " Il 60% degli edifici privo di criteri antisismici" «Viviamo sotto l'incubo di gravi catastrofi»


ROMA _ «Viviamo sotto l'incubo di gravi catastrofi». Non usa metafore il sottosegretario alla Protezione civile, Franco Barberi, per spiegare il reale rischio sismico del nostro Paese ad una settimana dal terremoto che ha colpito la Basilicata. Un sisma che, secondo Barberi, «la dice lunga sulla vulnerabilità dei nostro patrimonio edilizio, che è quasi tutto vecchio e comunque non progettato con criteri antisismici». Una scossa di intensità modesta, quella della Basilicata, «ha provocato danni ingenti ed estesi». Le cifre chiariscono i rischi. In un Paese come l'Italia dove il rischio sismico è di gran lunga il più frequente e luttuoso (oltre 120 mila vittime nell'ultimo secolo e 120 mila miliardi di lire di danni negli ultimi venti anni), il 60 per cento degli edifici in media non è progettato con criteri antisismici. Complessivamente si tratta di aree a rischio dove vive il 40 per cento della popolazione, oltre 23 milioni di persone. Ma la situazione si aggrava nelle realtà specifiche. In certe zone quasi il 90 per cento degli edifici, sia pubblici che privati, sono a rischio. Allora che fare, visto che in Italia la quasi totalità dei centri storici rende gli interventi di rafforzamento più costosi e difficili? Innanzitutto, dice Barberi, bisogna rafforzare la politica e la sensibilità alla prevenzione. «Fa rabbia _ ha proseguito il sottosegretario _ vedere che quando si tratta di ristrutturare un'abitazione, tutte le attenzioni siano per gli abbellimenti. Non ci si rende conto, invece, che con una spesa di soli pochi milioni di lire e semplici interventi si può aumentare in maniera rilevante la resistenza della struttura». In questo senso Barberi ha ricordato le agevolazioni previste dal governo nella Finanziaria 1997. Si tratta di una detrazione sull'Iva pagata per la ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici: il rimborso sarà totale per i cittadini colpiti dagli ultimi eventi sismici, e del 10 per cento per quelli abitanti nel comuni ad elevato rischio sismico che sono 3.394, la maggior parte nelle regioni meridionali, più Umbria e Marche. La procedura per usufruire di queste detrazioni passa per i comuni che avranno il compito si stabilire le priorità e gli interventi sul proprio territorio. Quest'anno sono stati stanziati 132 miliardi per Umbria e Marche e altri 318 miliardi per i restanti comuni a rischio. Ma per il 1999 è previsto un rifinanziamento.

Andrea Zanini