Sulle private il Vaticano ha incontrato il Governo Prodi A scuola fino a 15 anni C'è il sì della Camera. Partirà nel 1999-2000


ROMA _ La Camera ieri ha approvato il disegno di legge che allunga la scuola dell'obbligo dagli attuali otto fino a dieci anni. Partirà nell'anno scolastico 1999-2000, e comunque in maniera soft, se passerà anche l'ostacolo dell'ultimo voto del Senato. In mancanza della riforma degli ordinamenti scolastici, che è in dirittura d'arrivo ma ancora non c'è, si comincerà infatti con un obbligo di nove anni, invece di dieci. Insomma, si uscirà di scuola a quattordici anni invece che a quindici. Con la riforma degli ordinamenti, che traccerà un nuovo profilo della scuola secondaria superiore, l'obbligo a dieci anni diventerà effettivo. Un passo avanti importante, lo definisce la responsabile scuola dei Ds, Barbara Pollastrini, che chiede però di accelerare la riforma dell'obbligo fino ai diciotto anni. Vittorio Voglino dei popolari mette in evidenza che la legge è il primo tassello di una riforma della scuola attesa da anni. Da ventisei anni, precisa il ministro dell'Istruzione Berlinguer. Ma mentre il ministro Berlinguer mette un altro tassello del suo puzzle della riforma della scuola, si addensano altre nubi che riguardano la parità scolastica e i finanziamenti alle scuole private. Martedì sera il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato, ha detto chiaro e tondo al presidente del consiglio Romano Prodi che la politica del governo nei confronti delle scuole private proprio non va. La legge messa in cantiere dal governo Prodi soddisfa il Vaticano. Quella legge però si è fermata nelle aule parlamentari per i dissensi sorti in seno alla maggioranza, in particolare per l'opposizione di Rifondazione Comunista. Martedì sera Prodi ha promesso di raddoppiare con la prossima finanziaria i benefici a favore delle scuole private. Ma il Vaticano vuole qualche cosa di più per arginare il collasso delle scuole cattoliche, che perdono iscritti di anno in anno. Vuole una legge che, afferma, manca solo nel nostro paese, mentre in tutt'Europa la scuola privata gode degli stessi benefici di quella pubblica. E se il Vaticano tratta, i genitori degli studenti delle scuole cattoliche scendono in piazza. Ieri Franco Gemelli, il presidente dell'Agesc, la sigla che raccoglie i genitori dei ragazzi che frequentano le scuole private, ha minacciato un blocco dell'Aurelia, come fecero mesi fa i Cobas del latte. «Non accettiamo più _ ha detto _ altri rinvii del riconoscimento di quello che riteniamo un nostro diritto dovere, poter scegliere liberamente, come ha detto il Papa domenica scorsa, la scuola che vogliamo per i nostri figli». (r.m.)