Nell'inchiesta torna il nome del piccolo Simone ucciso a Ostia Pedofili e militanti Tutti dello stesso «partito» gli italiani arrestati


NAPOLI - Ammettono tutti le proprie responsabilità e rischiano una pena fino a tre anni pur di non tradire l'orgoglio pedofilo di cui si dicono militanti. I tre arrestati italiani dell'operazione Cathedral e i cinque denunciati sono tutti militanti del Fronte di liberazione dei pedofili e non temono i rigori della legge, almeno così dicono. Legge che dall'11 agosto scorso in Italia, da prima negli altri paesi, vieta di detenere, scambiare, produrre e vendere immagini filmate o foto di bambini, anche non pornografiche in maniera esplicita, se l'obiettivo è la pedofilia. Enrico De Marinis, il fisico napoletano, Giovanni Giusti, l'informatico fiorentino trapiantato a Roma, e Guido Ferrari, il medico catanzarese, sono tutti detenuti in regime di isolamento: la legge delle carceri è molto più rigida della giustizia ufficiale, si temono violenze da parte dei detenuti visto che nessuno dei tre ha protestato la propria innocenza. Solo Giusti, una volta confermato l'arresto, potrebbe essere trasferito in un braccio allestito apposta per chi ha commesso reati contro i bambini: è a Rebibbia e fra gli altri vi sono detenuti Tullio Brigida, l'uomo che uccise i tre figli per non perderne l'affidamento, e Vincenzo e Claudio F., padre e figlio accusati di essere i carnefici del piccolo Simeone Nardacci, 8 anni, massacrato a luglio nella pineta di Procojo a Ostia. Il nome di Simeone e la storia altrettanto cruda del suo amichetto violentato per anni da padre e fratello si sono riaffacciati anche nell'inchiesta Cathedral. Quando Simeone è stato ucciso la polizia era da mesi sulle tracce di The Slurp, questo il soprannome elettronico di Giovanni Giusti, autore di una lettera aperta ai bambini nella quale li invitava a non respingere i pedofili. Il ritrovamento del corpicino in una pineta a un paio di chilometri dalla casa romana di Giusti fece aumentare i sospetti sul giro di pedofili dalla faccia rispettabile che le polizie di mezzo mondo stavano inseguendo. L'indagine prese un'altra piega con la confessione di Claudio F. ma questo non impedì di indagare allora come oggi per scoprire se proprio fra le famiglie delle case occupate di Ostia i pedofili del «Paese delle meraviglie» _ questo il nome di uno dei siti Internet di scambio di foto di bambini _ cercavano i piccoli da fotografare. Gli investigatori della Procura di Napoli e del Nucleo centrale di polizia delle telecomunicazione dedicano molta attenzione alla figura di Giovanni Giusti, al di là dell'inchiesta sulla morte di Simeone Nardacci che potrebbe arricchirsi di un nuovo filone. L'informatico fiorentino è descritto come una persona di particolare cultura _ è figlio di due professori universitari, lui stesso ha sempre avuto buoni risultati scolastici _ tutt'altro che inconsapevole di cosa stesse facendo. L'uomo, a quanto raccontano, ha sempre avuto una passione per aspetti particolari e nascosti della mente umana. Nel recente passato aveva raccolto un certo successo con una collanina diffusa in edicola, «I libri neri», prodotta in viale Mazzini a Roma. In pratica si trattava di instant book, spesso tradotti o ricostruiti da inchieste giornalistiche su serial killer e delitti misteriosi. Si scava insomma nel passato di Giusti e nelle sue passioni per scoprire se oltre agli aspetti teorici della pedofilia ne coltivasse, e fino a che punto, anche quelli pratici. I suoi vicini di casa a Ostia Antica, nel borgo rinascimentale sotto il castello di papa Giulio II, giurano che Giusti e la sua compagna _ una francese del tutto estranea alla vicenda _ sono due persone perbene affabili e al di sopra di ogni sospetto. Almeno questo sarebbe l'aspetto esteriore dell'uomo, pronto a trasformarsi in un Barbablù, anzi uno Slurp ossia un succhiatore, su Internet e non solo: sui safari fotografici a caccia di bambini che Giusti organizzava con Ferreri e De Marinis gli investigatori non hanno alcun dubbio.

Lucia Visca