Non esistono cure pubblicLe per mia moglie Una famiglia si è vista negare il contributo del Servizio sanitario nazionale


MIA moglie, invalida civile, agli inizi del 1997 ha cominciato ad accusare fortissimi dolori all'articolazione mandibolare, che, in breve, la costringeva a non poter quasi più aprire bocca e, praticamente, a non poter più masticare. Mi rivolgo al «cosiddetto» servizio sanitario nazionale: a Pisa, alla clinica odontoiatrica, ci danno un appuntamento dopo circa due mesi, non per iniziare una terapia, bensì per sapere se sono in grado di poterlo fare (la mia interlocutrice non è in grado di darmi una risposta in merito); chiediamo al Cto di Careggi (divisione di chirurgia maxillofacciale), ci andiamo in tempi relativamente brevi e, dopo una visita di circa cinque minuti e circa un'ora di file, ci dicono di rivolgerci a qualcuno «molto bravo» che, per quanto di loro conoscenza, non esiste nell'ambito del'Ssn. Siamo quindi costretti a «scegliere» un servizio privato a La Spezia; data la gravità della patologia, l'intera terapia, peraltro articolata in più fasi, dovrebbe durare circa tre anni, con costo previsto per l'intero ciclo, di circa sessanta milioni. Gli inizi sono più che incoraggianti: i dolori scompaiono, compresi quelli del collo e alle spalle e tutto sembra indicare che la strada intrapresa è quella giusta. Ci ritorna un po' di ottimismo e sull'onda di questo, ci chiediamo se il Ssn non possa aiutarci almeno economicamente visto che non lo può fare clinicamente. Tramite il difensore civico di Venturina, veniamo mandati dall'Usl di Piombino, per un consulto che dovrebbe dirimere la questione, presso il centro di Riferimento Regionale a Cisanello, Pisa, dal prof. Ubiglia, breve visita e lunga relazione scritta, nella quale si riconosce la gravità della patologia e l'efficacia della terapia intrapresa, senza centri pubblici idonei. Porto il documento all'Usl di Piombino e, dopo un po' di tempo, ci viene detto che non basta il giudizio del prof. Ubiglia, ma ci vuole il placet del prof. Massei, sempre di Cisanello, il quale in breve risponde per comunicarci che ogni tipo di aiuto ci è negato «perché» non consentito dalla legge. A questa comunicazione, è consentito ricorso avverso presso la Giunta Regionale, che sarebbe tenuta, a rispondere entro e non oltre sessanta giorni da ricevimento del ricorso, che inoltriamo con l'ausilio del tribunale per i diritti del malato di Piombino. A tutt'oggi sono passati ben più di sessanta giorni ma di risposte neanche l'ombra, aspetteremo ancora un po' nella speranza che lor signori della Giunta si degnino di rispondere, quindi ci rivolgeremo al Tar. Riflettendo sulle varie fasi della vicenda ci assalgono alcuni dubbi: - Perché l'Usl di Piombino non ci ha mandato direttamente dal prof. Massei visto che il parere del prof. Ubiglia non era determinante? - Non è che, se anche il parere del prof. Massei ci fosse stato favorevole, ci avrebbero mandato da qualche altro ancora più in alto fino a cercare quello che fosse stato contrario? Riccardo Donati Venturina