Parla uno dei sanitari nel mirino «Sono tranquillo ma è una vicenda che va chiarita»


PISTOIA - «Sono tranquillo. L'indagine chiarirà la mia posizione e tutti potranno rendersi conto che io non c'entro nulla con il doping». Lo studio di Giuliano Peruzzi, pistoiese, 45 anni, medico sportivo, attualmente in forza alla formazione ciclistica Brescialat, è stato visitato ieri mattina dai Nas di Firenze. In serata poi sarebbe stato convocato a Bologna e ascoltato dai magistrati che indagagano su una serie di sostanze prelevate da medici nella farmacia dei Giardini Margherita di Bologna. In un primo momento si era parlato di un coinvolgimento del medico pistoiese nella vicenda dei due gemelli di Massa, ma Giuliano Peruzzi ha voluto sgombrare il campo da qualsiasi equivoco. «Non conosco i dirigenti della società apuana e non mi sono mai occupato di ciclismo giovanile. Il mio nome è finito nel taccuino della Procura bolognese perché da anni sono a contatto con dilettanti e professionisti». L'inchiesta sul doping nel mondo del ciclismo sta andando avanti e gli interrogatori dei magistrati stanno diventando sempre più massicci. «E giusto che sia così - riprende Giuliano Peruzzi - bisogna far luce su questa vicenda. Senza però sparare nel mucchio. Personalmente mi sento tranquillo e fino a oggi non ci sono stati atleti della Brescialat squalificati per aver assunto sostanze dopanti». Anche sulla presenza del doping nel ciclismo giovanile Giuliano Peruzzi dice di non essere a conoscenza di episodi specifici. «Non credo che a livello giovanile vengano somministrate sostanze proibite. La vicenda di Massa? Ho letto le accuse dei genitori sui giornali. Se qualcuno ha prescritto quelle sostanze a dei ragazzi è un criminale». Dunque per il medico sportivo della Brescialat le indagini devono andare avanti e magari concludersi al più presto. «Il mio stato d'animo è tranquillo. Nel corso di questi anni ho sempre cercato di fare il mio lavoro con grande professionalità. I magistrati fanno bene ad andare avanti e se qualcuno ha commesso degli errori deve pagare». Nas anche in Versilia da Andrea Merigo, 59 anni, medico anestesista dell'ospedale «Lucchesi» di Pietrasanta e dall'84 al '92 nello staff medico della Federazione italiana di ciclismo. La bufera del doping nello sport lo ha travolto mentre era in vacanza. Tanto che ieri è dovuto rientrare precipitosamente a Querceta, dove abita. Ma Merigo si dice tranquillo. Nonostante la Procura di Bologna abbia ordinato una perquisizione del suo studio, continua a ripetere di essere uscito da tempo dal mondo della medicina sportiva e di seguire il ciclismo solo nei panni di appassionato. Dottor Merigo, cosa sta succedendo? «Guardi, io di questa storia del doping non se so proprio nulla. Né ho ricevuto fino ad ora alcuna comunicazione giudiziaria dalla Procura di Bologna. Sono meravigliato per quanto sta accadendo... Ma quando era medico della Federazione si parlava già di doping... «Certo, se ne parlava come oggi si parla del viagra. All'epoca, ad esempio, erano di moda gli aminoacidi ramificati. Ma di sostanze dopanti non si faceva uso». Il ciclismo giovanile. Il doping sembra aver coinvolto anche i più piccoli. «L'ho letto sul giornale anch'io. Ma anche su questo fronte non ho molto da dire. Se conoscevo i ragazzini coinvolti e la società? No, non so proprio chi siano». Non parla invece il dottor Luigi Cecchini, 49 anni, medico di fiducia di campioni affermati come Gotti, Bartoli, Rijs, Berzin, Richard e la regina delle due ruote Fabiana Luperini. L'ex pruliridato (ha vinto come over 35 quattro mondiali tra i cicloamatori) si trincera dietro il riserbo più assoluto nella sua casa a Vicopelago. In sua difesa si schiera Ivano Fanini patron della formazione Amore e Vita da sempre in lotta contro il doping (alcune sue dichiarazione hanno formato un fascicolo d'indagine aperto dalla procura di Lucca): «In questo ambiente degradato è forse uno dei pochi personaggi puliti». (m.a)