Nino Ferrer si è sparato una fucilata al torace nella campagna di Saint-Cyprien in Francia L'addio in un campo di grano Domani avrebbe compiuto 64 anni, fu un mito degli anni '60


PARIGI - Avrebbe compiuto domani 64 anni: li doveva festeggiare nella grande casa-atelier di Saint-Cyprien, nel Sud-Ovest della Francia, dove si era ritirato da una ventina d'anni per dedicarsi alla pittura. Invece Nino Ferrer ha deciso di morire. Si è sparato un colpo al torace, con un fucile da caccia, in un campo di grano, poco lontano dalla casa di Saint Cyprien. La moglie aveva avvertito i gendarmi: Nino vuole togliersi la vita, aveva detto, angosciata, dopo aver trovato una lettera di addio del marito. Ma non hanno fatto in tempo a fermarlo. Ferrer, spiegano ora i familiari, era rimasto molto scosso dalla morte della madre. Ed è in questo lutto recente, a quanto sembra, che va cercata la molla che ha fatto scattare la decisione di farla finita. Di origne italiana (era nato a Genova nel 1934), il cantante aveva modificato appena il suo vero nome, Agostino Ferrara, per dargli un'assonanza più francese. Un omaggio al paese in cui aveva fatto i suoi primi passi nel mondo della musica, e che aveva accolto con un successo immediato, fin dall'inizio, i suoi testi fantasiosi e orecchiabili. «Mirza», uno dei suoi titoli più famosi, è del 1966; poco più tardi è venuto «Il telefono», e finalmente «Sud» nel 1975, quando Ferrer aveva già deciso da tempo di ritirarsi, e di dedicarsi piuttosto alla pittura. Da allora si era costruito una nuova vita, con la moglie e il figlio Pierre, in un villaggio quasi totalmente isolato, accettando solo raramente apparizioni in pubblico, ma partecipando a qualche trasmissione tv in Italia. «La musica mi stressa - aveva dichiarato in un'intervista - perchè c'è sempre un contatore che gira, un contatore da un milione di dollari. Invece la pittura è molto più serena». Complessivamente, nel corso della sua carriera musicale ha pubblicato una ventina di album, coltivando parallelamente una passione «privata» per il jazz e la soul music. Con la pittura non ha avuto lo stesso successo che con la musica, ma due anni fa aveva organizzato a Moncucq una mostra. Alla notizia della sua morte, la prima a reagire è stata il ministro della cultura, Catherine Trautmann. «La sua voce così particolare - ha detto - resterà nei cuori come il simbolo di un meraviglioso talento».

Giovanni Barattelli