Prevalenti le influenze dei dialetti del Nord Italia, soprattutto dalla Lombardia Le isole linguistiche di Lucchesia Ma a Gombitelli ormai nessuno conosce più le antiche parole


LUCCA - A chi percorre la strada fra Lucca e Camaiore non può sfuggire il grande cartello giallo che dice: «Gombitelli zona panoramica isola linguistica». La prima asserzione riguardante il panorama è indubbiamente vera, e vale la pena di prendere, proprio lì accanto, la strada che risale al paese per rendersene conto. La seconda asserzione si riferisce, invece, ad una realtà oggi ormai sorpassata e di cui non restano che poche tracce. Se abbiamo raccolto l'invito e ci possiamo beare della bella visione che, scavalcando la «valle di luce» di Camaiore, giunge fino al mare, resteremo piuttosto delusi per il fatto che, ascoltando i discorsi della gente e magari, con un pretesto o con l'altro, ponendo delle domande, insomma facendo a bella posta un interrogatorio, non udremo parole «ostrogote», ma solo un parlar camaiorese. Infatti, ormai, se non qualche raro anziano _ e anni fa ci fu una registrazione per incamerarle _ conosce più le parole dell'antico dialetto, portato quassù da immigrati dell'Italia settentrionale, pare il bergamasco, venuti a fare il mestiere del fabbro (soprattutto chiodi) per qualcuno rimasto tradizionale. Domandiamo a un giovinetto se sa qualche parola degli antenati. No, ma a scuola ha saputo che quando qualche anziano si rivolge ai ragazzi dicendo «fiei» vuol dire figlioli (infatti tipica parola settentrionale). Ma in Lucchesia esistono altre isole linguistiche, perlomeno zone dove ci sono influssi di parlate transappenniniche, per esempio a Vagli e a Fornovolasco. Qui si trasferirono artigiani ferrieri, sembra dal bresciano. Nel secondo paese menzionato c'era una miniera e il ricordo dei forni fusori è rimasto nel nome. A Vagli le botteghe erano a Fabbrica (altro chiaro toponimo), quel paese che poi è stato sommerso nel lago idroelettrico. Ancora legata all'immigrazione di lavoratori del ferro dalla Lombardia si reputa la labile traccia di forme linguistiche padane nella zona di Villa Basilica, soprattutto a Colognora. A Villa Basilica si fabbricavano spade e coltelli e il cognome Panigada, diffuso in Lombardia, è comune anche in questa vallata. A Colognora i vecchi usano ancora l'articolo «el» (per esempio «el pan») come nel milanese («el me' Milan»). Un'altra isola linguistica è a Sillano, in alta Garfagnana; qui anche perché siamo in zona di confine, di là c'è Ligonchio di Iva Zanicchi che non hai mai smesso di parlare con accento dialettale, e quindi si parla in modo simile all'emiliano. Lui e lei sono lu' e le' (come nel resto della Lucchesia, per dire come in tutta la provincia si registri una certa «nordicità»). Il falegname è detto «marangon» come in Emilia e Lombardia. La spazzatura è detta «ruske» (a Modena «rusk», a Bologna «rosk»). E si deve notare che anche in Val di Lima, a Pariana, a Tofori, a Petrognano e in altri paesi dell'alto Capannorese, la spazzatura si chiama «roccia». A Sillano si dice, come in Emilia, «pugnetta» (che il glottologo lucchese Silvio Pieri spiega _ pudicamente in latino _ come atto masturbatorio). La formica è «furmicola» (nel resto della Lucchesia «formicola»). La molla della serratura è la «cricca» (come in Emilia e Lombardia e a Lucca e Viareggio). Ma un po' tutta la Lucchesia è un'isola linguistica, se si nota che, unici in tutta la Toscana, i lucchesi, invece che babbo, se sono autentici dicono «pappà», formato sul celtico-francese papà, e spesso ridotto a «pa'», per cui il genitore è «mi' pa'».LA LETTURA DELLA DOMENICA

Domenico Acconci