Sull'estradizione di Craxi tre richieste mai accolte


ROMA - Dopo le smentite un chiarimento sul giallo di Craxi. «Certo che abbiamo parlato di Craxi e, più in generale della collaborazione giudiziaria tra Italia e Tunisia, visto che in sospeso non c'è solo la vicenda Craxi, ieri sera ho risposto di no perchè l'argomento non era inserito tra i punti ufficiali all'ordine del giorno della commissione mista» ha detto prima di ripartire da Roma il ministro degli esteri tunisino Said Ben Mustafà, rifiutando di fare ipotesi sulla possibilità di una estradizione di Craxi. Sono tre le richieste d'estradizione fino ad ora avanzate dall'Italia alla Tunisia per ottenere il rimpatrio di Bettino Craxi, ma nessuna ha ottenuto risposta. Nell'estate '95 i magistrati di Milano chiedono alle autorità tunisine prima l'arresto provvisorio e poi l'estradizione di Craxi. Ma i reati per cui sono avanzate le richieste sono considerati dal paese nordafricano «a sfondo politico» e quindi, in base alla convenzione che dal '72 regola l'estradizione tra i due paesi, non suscettibili di giustificare l'espulsione dell'ex leader del Psi. Nel settembre '96 dalla Tunisia si fa sapere che ci sono non meglio precisate difficoltà» nell'esame della richiesta di estradizione, dovute anche a problemi di traduzione degli atti. Un'altra richiesta di estradizione di Craxi viene avanzata nel marzo '96. La più recente è del 22 gennaio '98, per l'esecuzione della condanna a 5 anni e 6 mesi decisi dalla corte d'appello di Milano nell'ambito della vicenda Eni-Sai. E ancora nel febbraio di quest'anno le autorità italiane fanno sapere che le sollecitazioni verso la Tunisia perché conceda l'estradizione sono «frequenti». Si conferma anche, però, che Tunisi continua a giudicare «politici» i reati per i quali Craxi è stato, nel frattempo, condannato.