Dopo un lungo intervento di restauro e ricostruzione si inaugura domani la struttura nata negli anni Trenta Il gazebo, la balaustra e infine il mare Su il sipario: la Terrazza Mascagni ritorna agli antichi splendori


LIVORNO - Per qualcuno sarà un film già visto, per molti una bella novità, per tutti una giornata da ricordare. Perché la Terrazza Mascagni i livornesi ce l'hanno nel cuore, è il salotto buono sul mare, la passeggiata di tutti, senza distinzioni di condizione sociale o di credo politico. Inaugurata una prima volta nei primissimi anni Trenta, e quindi non sono pochi quelli che ricorderanno quella giornata, con un mare di folla vestita a festa intorno a quel gazebo così incredibilmente uguale a quello appena ricostruito, come testimoniano le poche foto della «vernice». Ampliata poi nell'immediato dopoguerra, è arrivata fino a noi con tutti i segni del tempo che, onda dopo onda, ha cancellato gli antichi colori, divelto interi tratti di balaustra e di pavimento, arrugginito i vecchi lampioni. Sessant'anni o poco più, portati male: il mare non perdona, il libeccio ha dato schiaffi violenti alle nobili architetture. Eppure, col tempo, cresceva anche l'amore dei livornesi: per molti uno dei primissimi ricordi d'infanzia era quel mare un po' inquietante, da osservare sporgendosi appena un po' con la testa in mezzo ai colonnini, tenendo stretta la mano della mamma. E in quanti ricordano quei Luna Park coloratissimi nella spianata sterrata sotto la Terrazza, che mica erano più belli di quelli di oggi, e però diventavano magici proprio perché erano in riva al mare, e allora col viso ancora rosso dall'ultima corsa sull'ottovolante correvi a perdifiato sulla lunghissima scacchiera della Terrazza, e ti andavi a rinfrescare vicino alla balaustra battuta da refole di libeccio. Adesso che la Terrazza torna nuova, ci saranno tutti, quei bambini e quelle bambine degli anni Quaranta, Cinquanta, Sessanta, a salutare _ magari insieme ai loro figli _ il ritorno di un amico. Bella come in pochi l'hanno vista, col sua gazebo come prima della guerra, tirata a lucido, con quei colori così stranamente vivaci rispetto al grigiore degli ultimi anni, con quei lampioni così lustri ed eleganti, eccola qui la nuova Terrazza Mascagni. Dopo anni di polemiche per il degrado che avanzava, finalmente il salotto buono sul mare torna ad essere tale. E non è stato un percorso facile, non sono mancate le difficoltà. Il problema più grosso da risolvere è stato quello della realizzazione di una banchina in grado di resistere al quotidiano lavorio dei marosi. E' stato realizzato un intervento di consolidamento, con una sorta di impermeabilizzazione della massicciata che dovrebbe reggere per diverso tempo; consistente poi l'impegno sul fronte della manutenzione, con pavimentazioni e balaustre di ricambio nei depositi comunali: dopo l'operazione restauro, meglio tanti piccoli interventi di manutenzione, cambiando i pezzi danneggiati dopo ogni mareggiata, che lasciare spazio al degrado e rifare tutto da capo nel giro di pochi anni. Nè sarebbe stato possibile proteggere la Terrazza con dighe frangiflutti: si sarebbe infatti andati ad incidere su un complesso ecosistema terrestre-marino, in un tratto di mare soggetto a correnti, senza aver la possibilità di preventivarne le conseguenze: il frangiflutti magari protegge la Terrazza, e fra due mesi ci troviamo con l'accesso al porto mediceo insabbiato. I materiali impiegati per i colonnini e le balaustre sono stati realizzati nell'assoluto rispetto dei materiali originali; non si tratta di materiali in commercio, ma sono stati appositamente prodotti tenendo presente i problemi di corrosione legati all'ambiente marino. E' la formula più adatta per mantenere sì il rispetto delle caratteristiche degli anni Trenta, ricercando però una maggiore affidabilità nel tempo. un composto che ha le identiche caratteristiche del cemento alluminoso, ma colore diverso (il cemento alluminoso è infatti di un brutto color grigioscuro). Le strutture inoltre hanno un'anima in acciaio inossidabile, tale da garantire una resistenza maggiore di quelle originarie. Il gazebo è identico a quello originale in ogni misura e dettaglio, ed ha tutte le carte in regola per tornare ad essere uno dei simboli della città. Qualche problemino c'è stato anche per la scelta del giusto colore per il rivestimento: del resto tutte le foto d'epoca sono in bianco e nero. Ma il risultato sembra soddisfacente. Per l'illuminazione, è stato realizzato uno stampo per la fusione di candelabri in ghisa tipo Livorno, che ha permesso di ottenere fusioni da candelabri originali dei vecchi lampioni che caratterizzavano la città di inizio secolo. Qualche preoccupazione c'è per i vandali, che già negli scorsi mesi, all'interno del cantiere, hanno imperversato rompendo mattonelle appena murate e colonnini appena usciti di fabbrica: idiozia pura, e anche parecchio costosa per le casse del Comune. Qualunque livornese degno di tale nome dovrebbe denunciare queste situazioni, e proteggere la «sua» Terrazza.

Luciano Donzella