Gli amici e i vicini di casa, ancora increduli, parlano della tragedia di mercoledì a Porta a Lucca «Una persona perbene, vittima del figlio malato»


PISA - Il professor Carlo Montella è tornato a casa, agli arresti domiciliari. Con lui la moglie Anna, e lì cercheranno di rimettere insieme la loro esistenza. Nella villetta in viale Giovanni Pisano al civico 55, teatro della tragedia, ieri pomeriggio si respirava una calma apparente. Ma era solo una pura illusione. «E' un uomo distrutto», ci ha sussurrato una amica di famiglia che, date le circostanze, chiede di restare anonima. La donna conosce molto bene il dramma vissuto in silenzio per anni dai due anziani coniugi e si dispera: «Sono sicura: se non ci fosse stata quella pistola le cose sarebbero andate diversamente. E' una persona perbene, vittima di quel figlio malato». Le finestre dell'abitazione sono socchiuse, la «Punto» bordeaux è parcheggiata lungo il vialino davanti alle scale d'ingresso, le sedie bianche di plastica, sulle quali il giorno di San Ranieri erano seduti la madre e il figlio minore Paolo, sono sempre lì vicino al cancello. Solo il gatto, un bel esemplare di razza esce ed entra dalle sbarre del cancello, come se anche lui sapesse o avesse percepito qualcosa. Tutto intorno silenzio, quello stesso silenzio squarciato mercoledì pomeriggio da quattro colpi calibro «38». Gli amici, quelli che conoscono da vicino Carlo Montella, descritto come una «persona perbene, gentile, e squisita» non sanno ancora darsi una spiegazione di quanto è accaduto. E anche ieri mattina i discorsi tra vicini di casa, quasi inevitabilmente, finivano per commentare per quel tragico fatto di sangue. Nessuno comunque vuole giudicare, quasi a voler proteggere quel padre di famiglia vittima lui stesso di una situazione divenuta insostenibile. «E pensare», racconta Silvano Gori, proprietario del negozio di frutta e verdura, in viale Giovanni Pisano, a pochi passi dall'abitazione dei Montella, «che la signora Anna veniva tranquillamente a fare la spesa tutte le mattine. Sembrava serena, evidentemente cercava di nascondere il suo dramma». Un dramma custodito in gran segreto. Anche Massimo Cini, contitolare dell'alimentari, accanto al negozio Gori, è senza parole. «Una famiglia riservata, come tante qui a Porta a Lucca. Moglie e marito venivano entrambi a fare acquisti. Persone perbene, mai un discorso che potesse alludere ad una situazione difficile». La tragedia ha colpito, come un fulmine a ciel sereno, un po' tutti a Porta a Lucca. Ma soprattutto chi il professor Carlo Montella lo aveva conosciuto negli anni felici, quando il suo talento letterario riscuoteva consensi a premi nazionali. Autore di numerose opere, tra cui «Parenti del Sud», edito addirittura da Einaudi nella collana diretta da Vittorini, aveva trionfato al Premio Opera Prima di Viareggio. Era l'anno 1954 e tra gli amici dell'allora giovane scrittore c'era anche il professor Giuseppe Lapusata, attuale presidente del circolo letterario «Villaroel». Un'amicizia la loro nata nel 1946, quando Lapusata era iscritto alla Scuola Normale. «Fu il grande scrittore Luciano Bianciardi - racconta Lapusata - a presentarmi Carlo Montella. Lo ricordo come una persona tranquilla, pacata di grande cultura. Per questo ieri mattina quando ho letto il giornale sono rimasto senza parole. Un uomo perbene, evidentemente rimasto sommerso dagli eventi e dalla società che non dà quello che dovrebbe dare». Anche Plinio Bianchi, autore di diverse opere, anch'egli appartenente al «Villaroel» conosce il professor Montella: «L'ho incontrato una settimana fa per caso in un negozio in città. Ci siamo salutati, come sempre. Sembrava sereno, senza alcun problema». Ma alla luce di quello che è successo, è evidente che non era così.

Roberta Galli