La testimonianza dell'ex presidente Francesco Cossiga al processo di Palermo «Andreotti, assatanato nella lotta alla mafia»


PALERMO - Tra la fine degli anni '80 e l' inizio degli anni '90, Giulio Andreotti tenne un atteggiamento molto duro nei confronti della criminalità organizzata. L' ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, citato come teste dalla difesa, ha ricostruito i tratti essenziali di quella linea di governo, ricorrendo ad un' espressione colorita: «In quel periodo Andreotti era un assatanato nel concepire la legislazione speciale che io giudicavo ai limiti della legalità». Cossiga ha rivendicato invece per sé una posizione più «garantista» che lo portò spesso, ha ricordato, a manifestare «anche pubblicamente» forti dubbi sulla legittimità costituzionale dei provvedimenti adottati da Andreotti, oppure dai ministri della giustizia (Vassalli e poi Martelli) e dell'interno, Vincenzo Scotti. Per rimarcare il contrasto dialettico nella lotta alla mafia e la diversa «concezione dei ruoli» istituzionali, l' ex capo dello Stato ha spiegato che Andreotti, rifacendosi a De Gasperi, «si ispirava ad una filosofia dei fini che non teneva conto della legalità dei mezzi». Cossiga ha fatto riferimento al decreto di Vassalli che nel 1991 riportò in cella alcuni «eminenti personaggi» di Cosa Nostra scarcerati per scadenza dei termini. Il provvedimento modificava norme del codice di procedura e suscitò le perplessità di Cossiga. «Ma lo firmai - ha aggiunto - come un necessario atto di guerra». In quanto «garantista» Cossiga aveva insomma finito per sposare, di fronte alla strategia terroristica della mafia, una linea molto ferma.