Negli ultimi anni decine di episodi caratterizzati da una lunga scia di sangue Dagli omicidi al riciclaggio Faide, esecuzioni in piazza, il clamoroso acquisto del Kursaal


FIRENZE - Omicidi, attentati, intimidazioni, ma anche operazioni immobiliari. Mafia, camorra, 'ndrangheta e Sacra corona unita hanno lasciato in Toscana una lunga scia di sangue e le tracce di numerose operazioni di riciclaggio del denaro sporco. La faida. Sei morti ammazzati e numerosi feriti: la faida che vede opporsi agli inizi degli anni '90 i clan di Carmelo Musumeci e di Lodovico Tancredi lascia in Versilia una scia di sangue. A scatenare la guerra è il ferimento di Musumeci, raggiunto da sei proiettili a Pietrasanta. Passano poche settimane e scatta la ritorsione nei confronti del rivale: mentre transita a notte fonda per le strade di Marina di Pietrasanta la Mercedes di Tancredi viene raggiunta da quattro colpi di pistola e il boss la scampa per miracolo. Ferimenti e attentati a ristoranti e discoteche si susseguono a ritmo incalzante. Poi arrivano i primi morti: Pippo Messina detto il Gobbo viene crivellato di colpi di pistola in una pizzeria, Paolo Bacci (scampato in precedenza a un altro agguato) viene assassinato a Marina di Massa e poi viene giustiziato Marco Palma, il cui corpo senza vita viene ritrovato avvolto in un sacco in fondo a un fosso alle porte di Viareggio. E in un autogrill di Santo Stefano Magra viene ferito a morte Alessio Gozzani, ex portiere della Carrarese. L'autobomba. Ucciso nell'auto imbottita di esplosivo: succede anche questo in Toscana. Accade la mattina del 15 maggio '91 a Carrara quando salta in aria la vettura su cui stava viaggiando l'ingegner Alberto Dazzi. L'esplosivo, sistemato sotto il sedile della sua Alfa, strazia il corpo dell'imprenditore 53enne che lascia una scia di sangue lunga ottanta metri. Dazzi era un personaggio molto conosciuto in città, protagonista di diverse operazioni immobiliari e di società impegnate nel settore degli appalti, tutte attività alla luce del sole che possono aver infastidito qualcuno interessato a inserirsi nella ricca torta dei contributi assegnati in occasione dei Mondiali di calcio. La deflagrazione ha un effetto scioccante per Carrara, tanto che pochi giorni dopo il presidente della Regione Marcucci si precipita in città e punta il dito sul racket degli appalti. La brutalità con cui Dazzi viene eliminato e le modalità dell'attentato indicano subito la pista della mafia ma nonostante l'impegno del pm Augusto Lama e del procuratore Duilio Ceschi l'indagine si concluderà con l'archiviazione. L'esecuzione. Per eliminare Domenico Condorelli, amico fidato del boss Gaspare Mutolo, la mafia vincente assolda un sicario ammalato di tumore e quindi disposto a affrontare a volto scoperto e freddare la sua vittima nella piazza di Gavorrano affollata di gente. E' l'estate del '91 e la tranquilla cittadina grossetana dove sono stati inviati in soggiorno obbligato i due mafiosi viene sconvolta da un'esecuzione in piena regola. Il killer attende che Condorelli scenda in strada e si avvii nella piazza centrale di Gavorrano insieme al figlio: è giorno di mercato e appena l'uomo si avvicina a un banco di frutta viene abbattuto a colpi di pistola. In quel periodo Gaspare Mutolo, inspiegabilmente inviato al confino nella stessa località dove è stato assegnato in soggiorno obbligato Condorelli, cerca di mettersi in proprio per gestire un traffico di droga. La mafia vincente non è però disposta a dargli spazio e, nell'impossibilità di colpire il boss, viene freddato proprio Domenico Condorelli. Mutolo capisce che la sua carriera di mafioso è giunta al capolinea tanto che, proprio in seguito all'omicidio del braccio destro, decide di pentirsi. Il riciclaggio. Le vicende legate all'acquisto e alla ristrutturazione del «Kursaal», il grande complesso liberty nel centro di Montecatini, raccontano una storia illuminante. Solleticata dalla possibilità di acquisire l'immobile in vista della possibile apertura di un casinò, la malavita decide di acquisire il Kursaal. Con un'asta miliardaria l'ingegner Marco Cordasco, titolare di un'impresa di Sarno, acquista l'intero complesso dopo ben ventisette rilanci per la cifra record di 10,8 miliardi al netto delle imposte. Dietro Cordasco - vittima o socio è difficile dirlo - c'è Pasquale Galasso, potente boss di Poggiomarino e luogotenente di Carmine Alfieri. La stella di Galasso è però al tramonto, tanto che di lì a poco si pentirà, e i lavori al Kursaal, iniziati in pompa magna, si bloccano. Si avviano allora una serie di transazioni poco chiare che fanno passare di mano l'immobile da una società all'altra fino a che viene rilevato da due immobiliaristi romani, i fratelli Aurelio e Augusto Antonelli. Sembra la fine del tunnel, ma in realtà non è così: poco dopo piombano a Montecatini gli uomini della Dda di Salerno che pongono sotto sequestro l'immobile che, tre anni fa, viene affidato al Comune che indice una nuova asta.

Carlo Bartoli