L'arte nel pallone Magherini, calciatore e mecenate


PRATO _ L'allenatore lo lascia in panchina; spesso, come ieri, anche in tribuna. Lui butta giù l'amarezza e si rifà in altri campi. Per esempio curando la mostra di opere di Giuseppe Chiari inaugurata giovedì scorso al Dolce Vita di Firenze. Perché Riccardo Magherini, giovane centrocampista biancazzurro, è un appassionato di arte contemporanea e un collezionista delle opere di Chiari. I sedici pezzi esposti a Firenze sono la sua collezione privata. Figlio d'arte in tutti i sensi, Magherini. Suo padre Guido ha alle spalle una carriera di tutto rispetto in serie A, Milan, Lazio, Fiorentina, tanto per gradire. Smessi i panni del calciatore, ha aperto una galleria d'arte contemporanea, e anche in questo ha fatto da «guida» al figlio.Riccardo ha avuto tanta sfortuna per quante speranze poteva nutrire. Con la Fiorentina aveva vinto il torneo giovanile di Viareggio, poi una sequela impressionante di gravi infortuni gli hanno minato la carriera, passata attraverso Spezia, Savoia, Lucchese, Foggia, fino all'arrivo in questa stagione al Prato. Ma intanto gli era cresciuta dentro un'altra passione, alimentata dai tre anni di Istituto d'arte e dall'esempio paterno. E soprattutto dalla scoperta di Giuseppe Chiari, artista unico nel panorama dell'arte contemporanea italiana. «L'ho scoperto sfogliando un catalogo di Farsetti e sono rimasto affascinato. C'era la foto di un pianoforte, un'immagine semplice, netta, bellissima. Rappresentava quello che avrei voluto essere». Da quella folgorazione è nato un grande amore, inconsueto per un giovane calciatore, così diverso dallo stereotipo tutto telefonino e videogame. Un amore coronato con la mostra inaugurata giovedì, alla presenza dello stesso Chiari («il maestro l'ho conosciuto dieci giorni fa, ha apprezzato la mostra ed è stata una grande emozione per me»). Magherini ha esposto le opere che nel frattempo aveva acquistato: foto, pentagrammi colorati, foto di performance, strumenti musicali. Una buona sintesi dell'ampio universo artistico di Chiari, della sua concezione di arte «totale», sostanziata da un'altrettanto corposa produzione teorica. «Mi è piaciuta subito la libertà con cui si muove, fuori da ogni ideologia, la stessa che cerco per me. E poi che fosse un'artista fiorentino». Appena varata la sua prima mostra (che sarà aperta per tre settimane), Magherini coltiva ora un grande sogno: organizzarne una magari a New York o in un'altra capitale dell'arte contemporanea. Intanto, come calciatore, se ne sta in naftalina a Prato, e comincia a pensare a un suo futuro fuori dall'Italia. «Anche perché il calcio è dicvertimento, a non giocare ci si intristisce». E poi potrebbe essere un modo per abbinare ancora calcio e arte. (p.t.)