La madre di Laura Franceschelli, uccisa a Manciano 10 anni fa, lancia un appello ai giudici «Rivoglio tutti i diari di mia figlia» Gli investigatori avevano preso i quaderni per smascherare l'assassino della giovane


MANCIANO - Non dimentica la mamma di Laura. Non può dimenticare quel maledetto 17 giugno del 1988 quando sua figlia venne uccisa in un podere a pochi chilometri da Manciano. L'assassino, Enrico Campiglia, era un amico che aveva attirato con una scusa la ragazza all'interno della casa. Lei aveva resistito alle sue avances ed era stata uccisa. Il cadavere era stato trovato qualche giorno dopo nel portabagagli della «126» della giovane. Carola Camilli Franceschelli non vuole più ricordare il processo; ha cancellato dalla memoria anche il volto dell'assassino. Però tutto il resto è ancora vivo. Ha un grande desiderio. Vuole riavere gli oggetti della figlia. Sono ormai passati tanti anni, ma sembra proprio che i tempi della legge non siano quelli degli affetti. «Non chiedo tanto - dice la donna ancora affranta per quello che è accaduto - Penso però che la roba di Laura debba tornare a casa. Voglio rileggere quello che scriveva. I carabinieri hanno sequestrato nove diari. Tutto il materiale è stato consegnato al giudice, c'è stato il processo.Quei quaderni sono spariti. Non so più a chi rivolgermi ho avuto solo risposte evasive». Un altro commento: «Oltre alla morte di Laura, ora devo avere anche questa delusione. E' una beffa e sono addolorata perché non riesco a capire come può essere accaduta una cosa del genere». Quei diari sono importanti per la donna ed erano stati importanti anche per l'accusa. L'inchiesta per arrivare all'assassino era stata piuttosto complesa. Non si riusciva a trovare un movente e non c'erano testimoni. Per questo motivo gli investigatori avevano deciso di sequestrare i quaderni pieni di appunti. Laura annotava le sue impressioni, i fatti più salienti. C'erano anche indirizzi; cosi l'inchiesta era approdata anche nel Lazio. Alla fine l'assassino era stato trovato. Inizialmente aveva anche collaborato con gli inquirenti perché diceva di volere giustizia. Enrico Campiglia sembrava affidabile. Anche Laura gli aveva creduto quando si era vista offrire un lavoro. Quella sera doveva andare nel podere perché c'era qualcuno che aveva bisogno di una baby sitter. Era un tranello. Nessuno aveva visto niente. Non era omertà. La sera del delitto c'era una partita degli Europei di calcio e tutti erano davanti al televisore.