La Noris, superdiva del cinema negli anni '30 e '40, è morta ieri a Sanremo Assia, zarina d'Italia Celebri i film con De Sica, diretti da Camerini


SANREMO - Si è spenta all'età di 80 anni l'attrice Assia Noris. Il decesso è avvenuto ieri mattina all'ospedale di Sanremo dove l'attrice era stata ricoverata lunedì per essere sottoposta ad accertamenti clinici in seguito ad un malore. Assia Noris viveva a Sanremo da circa trenta anni. Era sposata con l'imprenditore egiziano Antoine Habib. I funerali si svolgeranno domani alle 14.30 nella chiesa russa di Sanremo. Assia Noris è stata una delle più belle e brave attrici del cinema italiano, famosa al tempo dei 'telefoni bianchi', immagine dolcemente sentimentale dei migliori film di Mario Camerini. La Noris, il cui vero nome era Anastasia Noris von Gerzfeld, era nata in Russia, a Pietroburgo, il 26 febbraio del 1912, figlia di un ufficiale tedesco e di una ucraina, e si era stabilita in Italia nel 1929, dopo un breve soggiorno in Francia, come studentessa del «Lycee des junes filles» di Nizza, a seguito del suo matrimonio con Gastone Assia. Cominciò a frequentare gli ambienti cinematografici romani all'inizio del sonoro, spinta da sincera passione per l'arte. L'esordio fu felice perchè riuscì subito simpatica al pubblico per la sua bionda e fresca bellezza e per la spigliata e vivace recitazione, alla quale il leggero accento esotico aggiungeva attrattiva. Divenne presto protagonista con ruoli brillanti in diversi film e si affermò come l' attrice italiana più popolare degli anni Trenta, molto più amata di Isa Miranda. Il suo incontro con Mario Camerini (che dal '40 al '43 sarebbe diventato suo marito) fu determinante per la sua carriera. Il noto regista, fra i migliori del cinema italiano dell'epoca, dopo averle affidato, nel 1936, una parte marginale in «Ma non è una cosa seria», dalla commedia di Pirandello, la scelse come protagonista di molti dei suoi migliori film, quasi sempre con Vittorio De Sica, con il quale l'attrice formò una «coppia ideale», graditissima al pubblico e alla critica per diversi anni. Artista davvero in sintonia con il mondo garbato e pungente di Camerini, la Noris rese benissimo le figure di ragazza onesta, pudicamente piccolo borghese, protagonista di fortunate pellicole come «Darò un milione», «Il signor Max», «I grandi magazzini», «Centomila dollari», ed anche - con varianti al suo ruolo - in «Batticuore». Nella parte di una donna equivoca apparve in «Storia d'amore», del 1942, sempre di Camerini, dove risentì dei toni melodrammatici e leziosi del soggetto. Ma non solo Camerini: anche altri registi - Soldati ad esempio - misero brillantemente a fuoco il suo talento mentre Mario Camerini la diresse di nuovo in «Una romantica avventura», presentato in piena guerra alla Mostra di Venezia. Nel 1945 debuttò anche in rivista, in «Col cappello sulle ventitrè», al fianco di Dina Galli e Spadaro, e recitò alla radio. Ma il dopoguerra, con la fine di un certo cinema italiano non le portò molta fortuna. Fu colpita da polemiche che misero in discussione le sue effettive qualità artistiche, ritenendola sorpassata. Mentre cercava di riciclarsi in alcuni film (fra questi «Amina, la peccatrice» di Alessandrini), il suo terzo marito, l'ufficiale inglese Jacob Pelster, morì suicida. Si risposò in Egitto, dove si era ritirata, per la quarta volta con un ricco imprenditore locale. Riapparve all' improvviso nel 1965 come protagonista de «La Celestina» di Carlo Lizzani, ma si trattò di un tentativo senza seguito.