Quasi tutti sono legati al mondo bancario: in testa alla classifica Natalino Irti e Victor Uckmar Manager pubblici, i nomi «d'oro» Venti nomi nella lista dei più ricchi: diciannove uomini e una sola donna


ROMA - Sono 20 gli «uomini d'oro» del mondo dell'imprenditoria pubblica italiana. Per l'esattezza 19 uomini e una donna: una piccola e fortunata pattuglia composta da nomi illustri e altri meno noti, tutti con un 740 a nove zeri. La lista dei manager con una dichiarazione dei redditi superiore al miliardo di lire è contenuta nel «bollettino» delle dichiarazioni dei redditi 1995 redatto dalla Presidenza del Consiglio, l'ultimo disponibile. I due «super ricchi» sono Natalino Irti, che allora ricopriva l'incarico di vicepresidente dell'Enel, e Victor Uckmar, principe dei tributaristi inserito nell'elenco come presidente della Società Zona Franca di Genova: hanno dichiarato rispettivamente 2,53 e 2,15 miliardi.Ma nella classifica, che conferma i «banchieri» ai primi posti per reddito e stipendi (ben 11 componenti della «top 20» appartengono al mondo del credito) c'è anche qualche curiosità: è il caso di Franca Spinola, ex presidente della Camera di Commercio di Grosseto e unica rappresentante del «gentil sesso», con un reddito di poco superiore al miliardo (ma di questi 882 milioni arrivano da fabbricati). Simile al suo caso quello di Giovanni Ruoppolo: guida il Comitato per l'intervento nella Sir, e grazie anche alla gestione della liquidazione dell'ex impero chimico di Nino Rovelli occupa il quinto posto con 1,48 miliardi. I banchieri la fanno comunque da padroni. Il più abbiente è Carlo Colaiacono, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, che con 1,7 milZardi di lire di reddito (ma oltre un miliardo è da capitale) precede Pellegrino Capaldo, nel '95 presidente della Cassa di Risparmio di Roma, a quota 1,4 miliardi dopo un rimpasto del suo portafoglio azionario, dal quale sono uscite 5.500 Mediobanca e settemila Serfi, ed entrate le francesi Elf Aquitaine e Paribas. La graduatoria dei signori del denaro prosegue con Oscar Casnici (direttore generale della Banca del Monte di Lombardia: circa 1,37 miliardi), Leone Sibani (amministratore delegato del gruppo Casse emiliano-romagnole: 1,34 miliardi), Emanuele Emmanuele (vice presidente della Cassa di Risparmio di Roma: 1,31 miliardi), Giuseppe Consolo (Bnc: 1,27 miliardi), Sandro Molinari (Cariplo) e Davide Croff (Bnl) rispettivamente con 1,257 e 1,256 miliardi. Il nutrito drappello di banchieri distanzia di poco il Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, che, pur alla guida della Banca centrale, è solo al diciottesimo posto nella classifica assoluta, con 1,017 miliardi. Banchieri a parte, redditi pesanti sono dichiarati soprattutto da manager che abbinano attività libera a «poltrone di Stato»: come Aldo Palmeri (ex Gepi e ora Itainvest) nei libroni per l'incarico in «Risorse per Roma» con 1,79 miliardi (803 milioni da lavoro dipendente) e Alberto Predieri, liquidatore EFIM (1,684 miliardi). Tra i 20 manager miliardari c'e anche un assicuratore: Lorenzo Pallesi, allora presidente dell'Ina, con un 740 da 1,013 miliardi, che gli vale il diciannovesimo posto. Tra i nomi noti, anche se non proprio miliardari, nei due tomi della Presidenza del Consiglio figurano poi l'attuale presidente del Consiglio Romano Prodi, all'epoca alla guida dell'Iri, con 512 milioni di reddito, e il suo braccio destro Enrico Micheli, oggi vicepresidente del Consiglio e all'epoca direttore generale dell'Istituto di Via Veneto, con oltre 600 milioni l'anno.