Palermo, una stufa ad acetilene all'origine della tragedia Esplode un deposito di frutta: salta la palazzina, due i morti


PALERMO - Potrebbe essere stata una scintilla a causare ieri mattina l'esplosione in un deposito di cachi a Portella di mare, una frazione tra Villabate e Misilmeri, paesi alla periferia di Palermo, in cui sono morte due personZ. Una dinamica che, per certi aspetti, presenta alcune analogie con la tragedia avvenuta venerdì scorso nella camera iperbarica dell'ospedale «Galeazzi» a Milano. Lo scoppio, che ha distrutto una palazzina non ancora ultimata su due piani, sarebbe stato provocato dalla stufa ad acetilene che accelera il processo di maturazione della frutta. Le vittime sono Antonino Martinia, 31 anni, fratello del titolare del magazzino, sposato da un anno, e il nipote Antonino Mistretta, di 26, che lavorava nel deposito come operaio. L'esplosione, avvenuta poco dopo le 10 del mattino, è stata avvertita distintamente fino a un chilometro di distanza. «Ho sentito un boato fortissimo e ho visto una colonna di fumo che si levava alta», racconta Giovanni Martorana, 50 anni, uno dei primi soccorritori. «Quando sono arrivato davanti al deposito - aggiunge - ho visto un cadavere sepolto dai detriti. Insieme ad altre persone mi sono messo a scavare per liberarlo, ma ormai non respirava più». Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco, con sei squadre, e i carabinieri. Per alcune ore si è pensato che sotto le macerie vi fossero altre vittime, ma l'ipotesi è risultata infondata. L'onda d'urto dell'esplosione ha squarciato la palazzina, proiettando calcinacci nel raggio di un centinaio di metri e danneggiando anche le abitazioni vicine. Un pesante portone in ferro è stato divelto; la cabina di guida di un camion si è accartocciata sotto i mattoni di tufo. Sparse per terra sul luogo dell'incidente centinaia di cassette piene di cachi. L'inchiesta, condotta dai carabinieri, è coordinata dal sostituto procuratore Maurizio Corselli. La zona è stata transennata dagli investigatori, in attesa dei rilievi di rito. I vigili del fuoco hanno subito privilegiato l'ipotesi della disgrazia. Lo scoppio a quanto sembra è avvenuto nella «stufa»: una sorta di grande forno, con parenti coibentate, dove l'unione tra carburo di calcio e acqua sprigiona acetilene, un gas altamente esplosivo che fa aumentare la temperatura come in una serra e che fa maturare la frutta. Un metodo molto diffuso tra gli agricoltori della Conca d'oro palermitana, anche se estremamente pericoloso: basta infatti una scintilla per innescare lo scoppio. Questa tesi sarebbe confermata dalle testimonianze di alcune persone che abitano nei palazzi adiacenti al deposito. «C'era un odore simile al gas, ma non era gas» ha detto Lucia Casa, che al momento dello scoppio stava facendo mangiare il suo bambino. «E stato un botto tremendo che ha fatto tremare le mura. Ho visto volare i calcinacci come proiettili. Siamo vivi per miracolo».