Fulminato da infarto a 74 anni tra le braccia della moglie. Per oltre trent'anni è stato una bandiera degli amaranto Addio grande vecchio Cordoglio per la morte di Dino Bonsanti


LIVORNO - Ci ha lasciati proprio ora che sono lontani i veleni delle polemiche e non si sa più cosa sono i sigilli alle porte del curatore fallimentare. Proprio ora che si sembra avviati ad una rinascita duratura, che c'è felicità, orgoglio, entusiasmo. Ci ha lasciati proprio alla vigilia di una partita, appunto il derby col Siena, che può regalare un record storico. Dino Bonsanti non è più con noi, se n'è andato poco prima della mezzanotte di venerdì. Appena il tempo di sussurrare alla moglie, «mi sento male», ed è caduto privo di vita, fulminato da un infarto, tra le braccia dell'adorata Edy. Settantaquattro anni, la metà trascorsi nella struttura di piazzale Montello, che nel '31 vide venire su, Dino Bonsanti più che il «grande vecchio» amaranto era considerato come un «padre affettuoso». Dall'ultimo dei ragazzini al più celebrato dei giocatori della prima squadra: trattava tutti alla stessa maniera, Dino. Stringara: «Quando lo vedevo mi ricordava tanto mio padre Vittorio, che ha ottant'anni». Commosso anche Achilli: «Un secondo padre, sì per me Dino era proprio così. Era al primo posto negli affetti tra i miei collaboratori; con lui avevo un rapporto molto cordiale e ci eravamo abbracciati proprio due giorni fa, dopo che gli avevo regalato una cravatta». Dino Bonsanti nasce come allenatore del Collesalvetti sul finire degli Anni 50, ed è Aredio Gimona nel 1960 a chiamarlo come tecnico del settore giovanile dopo che Bradaschia si era dimesso. Educato, cordiale, competente Dino Bonsanti in poco tempo si guadagna la fiducia della società. Già nel campionato '61-62 sostituisce Gimona alla 25a giornata. Per molti anni fa il tecnico in seconda a Mazzetti e Parola col quale ha un rapporto che va al di là del lavoro tant'è che sembra sia stato proprio Carletto a incoraggiarlo ad aprire il negozio «Bonsanti Sport» di piazza Guerrazzi. Nel '63-64 Dino ottiene una grande soddisfazione: guida la squadra De Martino alla conquista del campionato italiano mettendo dietro formazioni come Inter, Juve, Milan, Toro, Fiorentina. Era la squadra di Russo, Giampaglia e Garzelli, di Ferri, Ramacciotti e Morescalchi. E si arriva al '69-70, serie B. Lascia Aldo Puccinelli ed esordisce Armando Picchi che non ha patentino e deve guardare la partita dalla finestra degli spogliatoi. In panchina va Bonsanti _ stimatissimo dal presidente Di Giorgi _ che conosce Armando sin da quando era ragazzo. La squadra s'impennò, liquidò subito il Pisa (2-0) di fronte a 25 mila spettatori. Armandino si rivolgeva a Dino col diminutivo «Misterino». «Bonsanti ne era orgoglioso», racconta Carlo Vivaldi da anni addetto agli arbitri, e memoria storica degli amaranto. Ironia del caso Dino si trovò a guidare il Livorno nel campionato '71-72, l'ultimo di B. Partì Tom Rosati, che venne rilevato da Balleri poi la patata bollente cadde nelle sue mani. Sette sconfitte consecutive lo mandarono in bestia, tolse molti titolari ed inserì i giovani Chesi, Parola, Cascavilla, Monti, Filippi, Tani. Il Livorno si avviava al declino e arrivò il primo fallimento nell'estate del '73. Quindi la sanguigna e volitiva gestione del presidente Corasco Martelli. Dino ebbe un intermezzo: andò ad allenare il Pietrasanta in quarta serie, poi il Pontedera. Dal Milan arrivò un incarico di prestigio: Fabio Capello lo fece collaborare a Follonica. Passarono a miglior vita il segretario Ottorino Giacomelli e il massaggiatore Lanciotto, due suoi grandi amici. Racconta Renato Bellinelli, 237 presenze in porta. «Ora posso dire di aver perso tre grandi amici che mi hanno insegnato tanto della vita». Dino Bonsanti era tornato in auge sin dall'inizio della gestione Achilli, richiamato dal ds Tancredi ovviamente su direttiva del presidente. Al fianco di Eolo Falorni era riuscito a creare un settore giovanile efficiente e di qualità. «Non so come faremo senza Dino», sussurrava Falorni quasi incredulo della triste realtà. Dino Bonsanti lascia la moglie Edy e due figli: Aldo e Loriana. E anche quattro nipoti che gli erano affezionatissimi: Giammarco, Andrea, Alessandro e Maria Chiara. Ieri alle 18 il Livorno al completo, prima di recarsi in ritiro a Tirrenia, ha reso omaggio a Dino, il corpo del quale è stato composto nell'abitazione di viale Petrarca 169. In lacrime Loriana ha abbracciato Achilli: «Guardi presidente, a babbo ho messo la cravatta che gli ha regalato lei; ed alla giacca anche il distintivo del Livorno». E rivolta ai giocatori in lacrime: «Domani battete il Siena, fatelo anche per lui. Il Livorno è stato la sua vita». «Faremo di tutto per vincere e il successo lo dedicheremo a Dino»: è la promessa di Achilli e del capitano Bonaldi. (salul)