Nuovo infortunio al centrocampista Massimo Gallaccio: inutile la sua tenacia contro la malasorte


PRATO - Nell'archivio dei giocatori del Prato, Massimo Gallaccio avrà una duplice collocazione: tenacia e sfortuna. Mentre il capitano stava svolgendo il proprio lavoro di potenziamento, ansioso di recuperare una forma ideale e, magari, un posto in squadra, ecco un nuovo intoppo. Per il centrocampista si parla di un guaio muscolare. Il buon «Pedro», in silenzio stampa dai primi giorni della preparazione a causa di precedenti commenti allarmistici sulla sua condizione, continua a non parlare dell'accaduto. La delusione è, però, tutta dipinta sul suo volto. Ore di palestra e di corse, di lavoro estenuante per tornare a calcare il campo la domenica non gli sono bastate per sconfiggere la malasorte che, da qualche anno sembra avere un conto in sospeso con lui. Nè, cosa peggiore, sono bastate per guadagnare il rispetto di qualcuno che, sulla sua condizione fisica e personale, ha speculato fin troppo. E' senz'altro difficile che un commento o un articolo possano essere causa di un guaio muscolare. Ma mai, come in questo caso, commenti e articoli si erano rivelati tanto iettatori. Il capitano, però, ha dalla sua parte anche una grossa virtù. La tenacia. La stessa che ha messo in campo quando gli infortuni, tanti, troppi, ne hanno minato il cammino. Gallaccio ha affrontato anche questi, con lo stesso impeto con cui affondava i contrasti sul più duro degli avversari. Anni bui lasciati alle spalle. Tanta voglia di uscire dal tunnel. Un'estate passata a correre. Giri di campo prima ancora del raduno. Poi le prime apparizioni sul campo. La sensazione che «Pedro» fosse tornato. A Pisa, prima uscita importante della stagione, il capitano aveva sciorinato tutta la sua caparbietà e la sua importanza come uomo guida nel centrocampo. In campionato l'unica presenza l'ha collezionata a Lecco. Era stato lui a guidare la fila biancazzurra verso il centrocampo all'inizio della partita. Un paio di entrate decise, il primo cartellino giallo. Ma cosa importa vuol dire che «Pedro» sta bene. Poi voci, tante voci. Insistenti, maligne, cattive. Ingrati, il capitano merita rispetto.