I vincitori del premio letterario: Stajano, Piersanti, Grisoni Viareggio, ecco il tris


VIAREGGIO - Un libro scomodo sospeso tra il diario e il romanzo d'attualità, un romanzo intenso sulla sofferenza e il coraggio che ricorda tanto la Ginzburg, una raccolta di liriche che parlano da sole sul valore e il talento della loro autrice. Nell'ordine: «Promemoria» di Corrado Stajano (saggistica), «Luisa e il silenzio» di Claudio Piersanti (narrativa) e «De chì» di Franca Grisoni (poesia). A questi tre autori la giuria capitanata da Cesare Garboli ha assegnato i riconoscimenti del Premio Viareggio-Répaci edizione numero 68. Un'edizione che non ha mancato l'appuntamento ormai tradizionale con la polemica: l'anno scorso a scatenare la querelle fu Rosario Villari che rimise il mandato di presidente, seguito da buona parte dei giurati. Quest'anno è uno degli stessi giurati, Giovanni Raboni (poeta e critico letterario) che appena conclusa la riunione finale con l'assegnazione dei premi si è dimesso accusando Cesare Garboli di una gestione autoritaria del Premio. Garboli, per non avvelenare la serata, già funestata dalla morte nei giorni scorsi di un giurato (Piero Camporesi) non ha cavalcato la tigre e se non fosse stuzzicato al proposito avrebbe risposto con il silenzio, con la non considerazione. Invitato a commentare ha risposto: «Di questa storia ne so quanto voi: all'indomani dell'ultima riunione ho ricevuto una lettera di Raboni con la quale rimetteva il mandato dichiarandosi inadatto ai premi letterari e rammaricato per aver perso tempo a leggere libri che non gli interessano. Mi accusa di una gestione assolutistica e autoritaria. Lo contesto: ho formato una giuria di uomini e donne di cultura e non vedo come persone di tale spessore e con i titoli che hanno si possano far condizionare da me che peraltro voto per ultimo». Chiusa parentesi. Perché Garboli tale ha voluto che fosse questo incidente di percorso e lo ha liquidato rapidamente ritenendo doveroso e quanto mai più costruttivo dedicare tempo e attenzione ai due personaggi che si sono aggiudicati ex aequo il Premio Internazionale: Raul Hilberg, di origine viennese, emigrato a 13 anni in America con la famiglia, e padre Robert Fouquez, monaco della comunità algerina di Notre-Dame de l'Atlas, scampato al massacro della scorsa primavera (era la notte tra il 26 e il 27 marzo '96) ad opera degli integralisti islamici. Tanto più alla luce di quanto accaduto ieri nel villaggio di Sidi Moussa. Due riconoscimenti accomunati dalla resistenza e dalla lotta all'intolleranza religiosa: da una parte Hilberg che attraverso la raccolta e l'analisi di migliaia di documenti ha ricostruito l'Olocausto; padre Robert Fouquez dall'altra, che nonostante il dolore per l'uccisione dei suoi confratelli è voluto tornare al monastero di Tibhirine per continuare la missione e cercare di creare una convivenza tra i diversi gruppi religiosi. Un impegno che i suoi confratelli hanno pagato con la vita: alla loro memoria va il premio. Sono 12 milioni e 500 mila lire che serviranno o per creare un laboratorio medico, o una piccola azienda per la produzione del formaggio di capra,Zo per un apparecchio di dialisi. Ipotesi che padre Fouquez ha avanzato nella sua lettera di ringraziamento per un premio inaspettato. L'altra metà serviranno al prof Hilberg per continuare le sue ricerche negli archivi di tutta Europa sul massacro degli ebrei: «Presto usciranno altre edizioni aggiornate del mio libro». Libri e premi: e una conferma per Claudio Piersanti, che ha ricevuto anche il gradimento dei lettori di «Diario italiano» (il settimanale dell'Unità): «A testimonianza della sintonia che in questo caso accomuna giurati e pubblico» ha commentato Renzo Foa dell'Unità. Un premio doppio per lo scrittore abruzzese che ha conquistato il podio con un solo voto di differenza rispetto a Mario Fortunato («L'arte di perdere peso»), così come un solo voto ha separato Stajano da Giovanni Ricci («Povertà, vergogna, superbia tra Medioevo ed età moderno»). Verdetto al fotofinish, sintomo di un dibattito che è rimasto aperto fino all'ultimo momento.

Cristina Bulgheri