Un collegio blindato, «liberato» da Arlacchi, che si trasferisce all'Onu con un prestigioso incarico Finisce in Toscana la novella di Tonino Ha scelto l'Ulivo, in autunno sarà candidato nel Mugello


ROMA _ Antonio Di Pietro ha rotto gli indugi: scende in politica e sceglie il suo schieramento: farà il senatore dell'Ulivo. O meglio, si candiderà in autunno per il collegio 3 della Toscana (Firenze Mugello), che sarà lasciato vacante da Pino Arlacchi (diventa vicesegretario generale dell'Onu), eletto nel 96 con il 66 per cento dei voti. Un collegio sicuro, un'elezione scontata, anche se popolari, verdi e Rifondazione si dicono contrari e fanno subito capire che Di Pietro nell'Ulivo non avrà affatto vita facile. Lui, intanto, il grande protagonista, ha già accettato. «Ringrazio il senatore Arlacchi e coloro che la pensano come lui per la loro coraggiosa presa di posizione», dice Di Pietro nella breve dichiarazione con cui accetta la candidatura. «Coerentemente con l'impegno già assunto a suo tempo nel governo, dichiaro la mia disponibilità a riprendere la collaborazione con il centrosinistra, accettando la candidatura per l'Ulivo, al fine di consolidare e rafforzare l'ala moderata dello schieramento». E D'Alema, il gran regista dell'operazione, va anche al Quirinale per informare il capo dello stato, soprattutto per rassicurarlo che Di Pietro si dice sicurissimo di uscire pulito dalla bufera giudiziaria che l'ha investito. La clamorosa decisione è venuta alla luce dopo giorni di gestazione segreta (ci sono stati i colloqui tra Prodi e D'Alema, nonchè quello clandestino tra Di Pietro e il leader Pds) ed è partita da un'idea dello stesso Arlacchi, che ieri ha spiegato il senso dell'operazione. «Ho invitato Di Pietro a candidarsi per l'Ulivo nel collegio che lascio - ha detto - a nome dei miei elettori: è un gesto di solidarietà nei confronti di una risorsa preziosa dell'Italia; è giusto che Di Pietro prosegua la battaglia per la legalità e la giustizia in Parlamento, all'interno della coalizione che interpreta senza ambiguità lo spirito di Mani pulite». Al di là della mossa di Arlacchi, sono stati comunque Prodi e D'Alema a studiare l'operazione, dopo aver sondato la disponibilità dell'ex pm. «Soprattutto c'è l'accordo di Di Pietro», ha detto ieri il presidente del consiglio, visibilmente sollevato. Le grane però non sono finite qui perchè i Verdi, con Paissan, hanno subito sbarrato la strada, in modo durissimo, sospettando che Di Pietro cerchi protezione dai guai giudiziari: «Non mi risulta che l'Ulivo _ protesta Paissan _ sia un distributore di salvacondotti giudiziari». Non si presenti col simbolo dell'Ulivo, in ogni caso. Perplessità si manifestano anche nel Ppi, che vede malissimo quell'invasione di Di Pietro nell'ala moderata dell'Ulivo. D'Alema si precipita dal segretario Marini per fargli digerire l'operazione. In realtà, su uno dei punti più contestati dell'operazione Di Pietro, c'è da dire che non ci sarà nessuna immunità parlamentare per Tonino, neppure dopo che avrà varcato la soglia di Palazzo Madama, se gli elettori gli daranno i necessari consensi. Nel 1989 una riforma fatta con legge costituzionale ha, infatti, cancellato un principio, durato per tutta la prima Repubblica, secondo il quale qualsiasi iniziativa del pm nei confronti di un componente del Parlamento doveva essere preventivamente vagliata e autorizzata dalla Camera di appartenenza. In base all'articolo 68 della Costituzione, completamente riscritto, deputati e senatori sono «protetti» soltanto per le opinioni espresse nell' esercizio delle loro funzioni, anche attraverso il voto. Per il momento, comunque, si dicono contrarissimi, in Toscana, i responsabili locali dei Verdi, del Ppi e di Rifondazione. E alcuni amici di Di Pietro, come Elio Veltri e Giuseppe Scozzari, avanzano l'ipotesi che l'ex pm possa presentarsi con un proprio simbolo. Ma Di Pietro nell'accettare la candidatura fa un riferimento esplicito all'Ulivo, e questa sembra essere la condizione posta da Prodi e D'Alema. Sarà interessante vedere chi sceglierà il Polo per contrapporlo a Di Pietro, ma l'ampio margine di vittoria di Arlacchi e la grande popolarità dell'ex pm dovrebbe mettere al riparo da sorprese. Le elezioni suppletive, previste dalla legge in caso di dimissioni o di decesso di un parlamentare, si devono svolgere entro 90 giorni dalla decadenza del mandato, che Arlacchi formalizzerà a fine agosto. Ci saranno quindi entro il 30 novembre.

Pietro Criscuoli