La sfida ecologica di Myra In bici a raccogliere plastica

Federico Taddiatorino. Più di 1.200 km a pedali nel cuore dell'Europa. Con quasi trenta chili di plastica raccolti per strada. Che, bilancia alla mano, non sembrerebbero nemmeno tanti: ma se si considera che sono l'equivalente di circa 2.800 bottigliette, l'eco-impresa assume un'altra dimensione. E non ha ancora terminato il suo viaggio Myra Stals, olandese di 34 anni, una laurea in Lingua e Cultura italiana e un amore spassionato per il nostro Paese, tanto da aver vissuto 6 anni a Firenze prima di prender casa, pochi mesi fa, a Torino.E da lì è partita a fine giugno con la sua bici cargo pesante 30 chili, con l'intento di riempire il suo cassone metro dopo metro e scaricare ogni sera il bagaglio accumulato negli appositi contenitori. «Un paio d'anni fa ho viaggiato per oltre 4 mesi, toccando 18 nazioni dall'Albania e la Finlandia, mentre l'estate scorsa ho attraversato i Balcani - spiega Myra, in una pausa poco a nord di Stoccarda -. La cosa che più mi ha fatto arrabbiare è stata l'enorme quantità di plastica trovata: anche nei posti più desolati e tra panorami mozzafiato saltava sempre fuori una bottiglia o qualche contenitore. Volevo fare qualcosa e, soprattutto, non volevo aspettare che fossero altri a darsi una mossa: dovevo iniziare io. Così è nato il progetto "Cycle 2 Recycle": non posso e non voglio pulire il mondo da sola, ma dimostrare che ognuno di noi può dare il proprio contributo sì». Un vecchio modem dismesso, una carota giocattolo, una ciabatta rimasta single, un telecomando apparentemente nuovo, una formina da sabbia per la spiaggia, un ciuccio azzurro. Poi tubi di gomma, avanzi di pneumatico e decine di cerchioni di auto che fanno capolino tra frutteti e campi arati. Sulla sua pagina Facebook, Mira pubblica gli oggetti più particolari che trova, una sorta di "Collezione della vergogna" per ricordare che abbiamo confuso il Pianeta per una discarica a cielo aperto. «Sono molto precisina e inizialmente mi ero ripromessa di raccogliere ogni frammento di plastica, ma presto mi sono accorta che avrei fatto pochi chilometri al giorno. E, forse, sarebbe venuto meno il mio obiettivo di sensibilizzare più persone possibili. Così mi sono data delle regole, come quella di prendere solo ciò che trovo dal mio lato della strada, senza scendere dalla bici, ma utilizzando una speciale pinza lunga più di un metro. Ogni tanto sgarro: la settimana scorsa, in mezzo a un fiume ho trovato un foglio grandissimo di materiale da imballaggio incastrato tra i rami. Non potevo lasciarlo là: ho parcheggiato la bici e sono andata a recuperare quello schifo».Per prepararsi alla sua avventura Myra ha passato un mese sulle colline di Chieri, per allenare le gambe e prendere confidenza con il mezzo. In vista anche delle tappe più pesanti del percorso, come la salita sul Colle del Gran San Bernardo. «Una gran fatica - confessa - E pure lì, a 2.400 metri di altitudine, ho dovuto fare delle soste per elle bottiglie e dei sacchetti lasciati sul ciglio di una strada meravigliosa». Maya conta di tornare sotto la Mole tra qualche settimane. Si metterà all'opera per realizzare il prossimo progetto. «Vorrei dare vita a un centro per il riciclaggio della plastica - racconta -. In Svizzera ho avuto modo di vedere un'apparecchiatura economica, quasi a uso domestico, che potrebbe rendere il recupero a portata di tutti. Assieme ad alcune buone pratiche importate dalla Germania, e che danno ottimi risultati, si potrebbero cambiare le cose. E Torino potrebbe essere la città giusta da cui cominciare». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI