Terreni seminati e già devastati Nella Bassa è allarme cinghiali

Monica Del Mondo CAMPOLONGO TAPOGLIANO. Alcuni di loro hanno proprio rinunciato. Dopo aver seminato i campi una prima volta e poi una seconda, hanno lasciato perdere. Sono alcuni agricoltori impotenti di fronte alle devastazioni che i cinghiali fanno dei loro appezzamenti. Il problema era presente anche gli anni passati, ma si è acuito negli ultimi due. «Già da una decina d'anni - racconta Elisa Gregorat, 38 anni, laureata in agraria, da sempre all'opera nell'azienda di famiglia a Campolongo Tapogliano - abbiamo segnalato la presenza di questi animali sul nostro territorio, ma se prima i danni erano tollerabili con sole piccole perdite, ora invece vi è stata una vera esplosione di questa specie, che si è riprodotta in modo notevole, e i danni per la nostra attività sono molto rilevanti».I problemi, stando ai racconti degli agricoltori, sono in questo periodo quelli causati ai campi appena seminati a mais: i cinghiali con il muso scavano il terreno e si nutrono dei semi, ma anche alle piantine appena nate che sradicano alla ricerca di quel che resta del seme. E il problema si presenterà nuovamente a fine stagione perché saranno richiamati dalle spighe.L'azienda di Elisa Gregorat è costituita da vari appezzamenti di dimensioni diverse, sparsi tra Cormons e Cervignano. I suoi contatti con altri agricoltori sono stretti e tantissimi lamentano le stesse problematiche. «Chiediamo alle istituzioni - aggiunge - che affrontino il problema e trovino le soluzioni più opportune per venirci incontro. Non chiediamo contributi, ma solo di essere messi in grado di fare il nostro lavoro. Molti di noi hanno investito per acquisire terreni, comperare macchinari, assumere dei dipendenti. Vogliamo solo poter lavorare».Come Elisa Gregorat, neppure un altro agricoltore, Andrea Listuzzi, 30 anni, di Pavia di Udine, entra nella discussione delle soluzioni adottabili, ma si appella affinché le istituzioni facciano presto. «È anche un problema di sicurezza per chi vive sul territorio. Nei giorni scorsi un branco di 5-6 esemplari ha rovinato completamente un campo qui in zona. Danni sono stati riscontrati sull'argine del torrente Torre». E di serenità parla anche Andrea Tofful, titolare assieme al fratello Stefano di un'azienda agricola di Medea, entrambi giovani produttori. «Dopo una giornata trascorsa al lavoro nei campi - racconta - io e mio fratello ci turniamo la notte, svegliandosi oggi ad un'ora domani ad un'altra per spaventare questi animali accendendo una torcia o facendo scoppiare un petardo per allontanarli con la luce o il rumore. Ma tutto questo è assurdo. Se le leggi venatorie che governano il contenimento di questa specie non sono più adeguate, forse vanno riviste».Della questione si è interessato anche il presidente della Coldiretti Fvg, Michele Pavan, che giovedì ha illustrato la situazione all'assessore regionale Zannier. «Mercoledì prossimo effettueremo con lui un sopralluogo nelle zone maggiormente colpite per una visione diretta del problema e per un confronto con gli agricoltori. L'assessore ha detto di essere al lavoro per studiare delle soluzioni al problema».--