Condannati per mafia, stipendio dall'ente

L'Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria (foto) sta continuando a pagare, e in alcuni casi avviene da anni, propri dipendenti condannati per reati di mafia o di altra natura e comunque interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e che quindi dovevano essere licenziati. Oppure che hanno lasciato il lavoro per altre cause. È la denuncia presentata alla Procura della Repubblica dal direttore generale dell'Asp Giacomino Brancati e di cui lo stesso dg ha parlato in un'intervista al TgR della Calabria. Tra i nomi che figurano nell'elenco, c'è anche quello, anche se soltanto per un periodo di un anno, di Alessandro Marcianò, il caposala dell'ospedale di Locri condannato all'ergastolo con l'accusa di essere stato il mandante dell'omicidio del vice presidente del Consiglio regionale Franco Fortugno, ucciso a Locri il 16 ottobre del 2005. «L'attività di ricognizione - ha detto Brancati - ha riguardato anche l'utilizzo del personale. La verifica ci ha fatto scoprire anomalie che riguardavano a vario titolo alcuni dipendenti. Un impiegato è risultato affetto da problemi psichici ed è sparito per i fatti suoi. E al di là del caso clamoroso di Marcianò, condannato in via definitiva all'ergastolo, ce ne sono anche altri. Non tanto per la condanna, quanto per le pene accessorie comminate, come l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Per queste persone c'è un periodo di garanzia durante il quale hanno diritto a un certo trattamento economico e, in seguito, al cosiddetto "assegno alimentare". L'azienda ha liquidato solo l'assegno alimentare, che per Marcianò è durato poco più di un anno. Per un altro si è protratto per 5-6 mesi. Ma c'è un altro dipendente, pure lui condannato, al quale l'assegno è stato erogato addirittura per 10 anni. È mai possibile che per 10 anni nessuno si sia accorto di nulla?».BRESCIAHanno assaltato un supermercato in tre all'ora di chiusura. Ad imbracciare una mitraglietta a Rogno, nel Bergamasco, sarebbe stato proprio Gianmarco Buonanno, figlio del procuratore capo di Brescia Tommaso Buonanno. Non è la prima volta che il figlio del magistrato finisce nei guai. 32 anni, problemi di tossicodipendenza alle spalle, due anni fa venne coinvolto nell'inchiesta che ha denunciato i maltrattamenti subiti dai pazienti ospiti della comunità Shalom di Palazzolo sull'Oglio, fondata da suor Rosalina Ravasio. Gianmarco era uno dei 33 ex ospiti della struttura che accusò i responsabili e all'inizio dell'indagine disse che il padre lo aveva costretto ad entrare in comunità. Il 4 aprile 2013 nei confronti del magistrato, all'epoca procuratore capo a Lecco, il pm Leonardo Lesti aprì un'inchiesta per concorso in sequestro di persona, poi archiviata un mese dopo, il 9 maggio dal gip del tribunale di Brescia Ciro Iacomino.A febbraio dello scorso anno anche Francesco, fratello di Gianmarco ebbe alcuni guai con la giustizia. Il suo appartamento di Bergamo venne perquisito nell'ambito dell'operazione che ha portato in carcere ben quarantuno ultras dell'Atalanta per spaccio e consumo di cocaina poco prima di compiere le azioni violente fuori dallo stadio.Ad incastrare Gianmarco Buonanno nella rapina commessa a Rogno, in Val Brembana, sono state le immagini registrate dalle telecamere del supermercato rapinato. Riconosciuto grazie alcuni filmati che avrebbero fotografato la targa della sua auto (intestata al padre magistrato), è stato fermato sabato notte mentre si trovava in casa e condotto nel carcere di Bergamo. I tre rapinatori hanno fatto irruzione a volto coperto nel supermercato armati di bastone e pistola. Con quelli hanno minacciato i dipendenti e i clienti. Il titolare del punto vendita è però riuscito a pigiare il tasto dell'allarme rapina, avvisando in tempo reale i carabinieri.Complice del figlio del magistrato di Bergamo, il 49enne Luigi Mazzocchi pregiudicato di Seriate, fermato qualche ora dopo il colpo, mentre la terza persona risulta ancora latitante. A Buonanno invece gli investigatori sono arrivati in una fase successiva quando hanno visionato i video delle telecamere della videosorveglianza.Secondo la ricostruzione i tre sono scappati, con un bottino di 12mila euro a bordo dell'Audi risultata intestata al procuratore di Brescia Tommaso Buonanno, ma da tempo in uso al secondogenito. Sulla rapina in Val Brembana sta ora indagando la procura di Bergamo che ha allargato la ricerca del terzo complice anche ad altre regioni.Ieri Tommaso Buonanno non era presente nel suo ufficio al quarto piano del palazzo di giustizia di Brescia dove la notizia è arrivata al mattino presto.