Bonifiche, assolti Ciani e Moretton

di Luana de FranciscowMARANO LAGUNAREL'attività di bonifica nella laguna di Marano e Grado, nei 10 anni in cui la gestione fu affidata al Commissario delegato per l'emergenza ambientale, non fu controllata da alcuna associazione a delinquere friul-romana. A stabilirlo, con una sentenza che, ridimensionando la portata dell'inchiesta, la decapita anche per effetto della prescrizione, è stata la sentenza pronunciata ieri dal gup del tribunale di Roma, Cinzia Parasporo, al termine dell'udienza preliminare a carico di 17 dei 20 imputati e del processo con rito abbreviato scelto dagli altri tre. «Il fatto non sussiste», ha detto il giudice, dichiarando il non luogo a procedere per i primi e l'assoluzione per i secondi per la principale e più grave delle accuse - era stata l'ipotesi dell'associazione a delinquere in ambienti ministeriali a determinare il trasferimento del fascicolo a Roma -, e procedendo poi col lungo elenco delle prescrizioni per i fatti più risalenti nel tempo. Decreto di rinvio a giudizio per tutte le imputazioni residuali, con processo al via il 7 giugno davanti al tribunale collegiale di Roma. Caso definitivamente chiuso, quindi, per due dei tre commissari delegati, gli ex assessori regionali Paolo Ciani (2002-2006), del centrodestra, e Gianfranco Moretton (2007-08), del centrosinistra, e a un passo dalla fine anche per Gianni Menchini (2009-12), ex direttore tecnico scientifico dell'Arpa, che pur se nel gruppo dei destinatari del decreto di rinvio a giudizio - lui per la sola ipotesi di truffa aggravata -, potrà beneficiare a sua volta del paracadute della prescrizione (notevolmente ridotta ora che è caduta l'ipotesi associativa). «Valuteremo se rinunciarvi - ha detto il suo avvocato Rino Battocletti -, trattandosi di fatti per cui siamo convinti di poter essere assolti nel merito. Quanto all'associazione a delinquere, il riconoscimento della sua insussistenza» è «una smentita radicale dell'impianto accusatorio. Per le residue e marginali imputazioni - aggiunge -, a dibattimento porremo il problema della competenza territoriale e in tale sede approfondiremo il tema delle testimonianze degli esperti, per i quali sollevammo con apposita memoria le contraddizioni rispetto agli scritti precedenti».Era stato in particolare l'avvocato Luca Ponti, difensore di Moretton e dell'ex direttore centrale della Regione, Dario Danese (coinvolto come soggetto attuatore nel periodo Ciani), entrambi processati con abbreviato, a smontare la presunta esistenza di associazione a delinquere. «Parliamo di periodi, amministrazioni regionali e maggioranze politiche diverse», aveva detto il legale: «L'associazione a delinquere presuppone un disegno unitario che qui evidentemente non c'è stato». Il terzo a affrontare il processo e ottenere l'assoluzione era stato Francesco Sorrentino, già ingegnere capo del Genio civile di Gorizia, difeso dall'avvocato Franco Ferletic. Per i pm Viviana Del Tedesco, di Udine, e Alberto Garlini, di Roma, l'emergenza ambientale che permise al Commissario delegato di ricevere circa 100 milioni di contributi, dal 2002 al 2012 (quando la struttura fu revocata dall'allora premier Monti), era stata un bluff architettato dall'allora direttore generale del ministero dell'Ambiente, Giancarlo Mascazzini, per ottenere e spartirsi denaro pubblico.