In centinaia per l'ultimo saluto a Zorzin

di Matteo Femia«Vento in poppa, Riccardo: e non ti fermare più». Sono state le parole struggenti lette dalla cognata, la sorella della moglie Teresa, a chiudere la cerimonia di ultimo saluto a Riccardo Zorzin, il manager triestino della Princess Cruises morto cadendo in mare da un'imbarcazione tra il 24 ed il 25 dicembre scorsi non lontano da Abbazia, in Croazia. Le esequie del 55enne, residente da tempo con la propria famiglia a Dolegna del Collio, si sono svolte nella chiesetta dei santi Vito e Modesto, nella frazione di Ruttars a pochi passi dall'abitazione in cui Zorzin viveva con la moglie e le tre figlie. E proprio attorno alla signora Teresa e alle sue ragazze si è stretta l'intera comunità di Dolegna e non solo: in paese sono arrivati per i funerali amici e conoscenti di Riccardo davvero da tutta Italia ed Europa pur di poterlo salutare un'ultima volta. C'erano centinaia di persone, ieri, accalcate anche all'esterno della chiesa sotto dei tendoni allestiti per l'occasione visto il pomeriggio caratterizzato da una pioggia incessante, iniziata mezz'ora prima della cerimonia e proseguita per un'ora e mezza almeno. Acqua, tantissima acqua che cadeva quasi ad evidenziare l'elemento che ha contraddistinto la vita di Zorzin, uomo che amava profondamente il mare. Immenso il dolore della famiglia e di una comunità, quella di Dolegna, ancora incredula per l'improvvisa scomparsa di una persona che aveva saputo farsi apprezzare in poco tempo una volta arrivata a vivere in paese. Dove tornava tutte le volte che salutava il suo adorato mare: e proprio questo concetto, l'amore per le onde, è stato il fulcro della cerimonia religiosa officiata dal parroco di Cormons e Dolegna monsignor Paolo Nutarelli e da don Fausto Furlanut, sacerdote sempre delle stesse parrocchie e amico personale della famiglia Zorzin, tanto da accompagnare la signora Teresa in Croazia per benedire la salma del marito nei giorni scorsi. «Riccardo se n'è andato in punta di piedi, lasciandoci tutti nella confusione», ha sottolineato don Furlanut aprendo la funzione, proseguita poi con la lettura da parte di don Nutarelli di un passo del Vangelo di Giovanni nel quale San Tommaso chiede: «Signore, non sappiamo dove vai: come possiamo conoscere la via?». Gli dice Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita», parole che in qualche modo hanno voluto rappresentare un conforto a chi piange la perdita di una persona così benvoluta come Zorzin. E alle quali si è rifatto poi nell'omelia don Furlanut: «Qui campeggia una foto di Riccardo sorridente mentre vicino a lui c'è il mare, con il suo orizzonte e l'infinito. Tutti concetti che lui amava molto: per tutta la sua vita ha sentito un profondo legame proprio con quel mare che poi lo ha abbracciato per sempre». Don Fausto ha poi indicato il dipinto che fa da sfondo all'altare della chiesa dei Santi Vito e Modesto: «Si vede la scena in cui delle persone piangono Gesù in croce, del quale però si vedono solamente i piedi: non c'è il resto della sua figura. E questo sta a simboleggiare solo una cosa: il pensiero di tutti, ormai, non è più concentrato solo sulla sua morte, ma anche sul passaggio successivo, la sua Resurrezione. È un'immagine che dobbiamo portarci con noi oggi». A chiudere la cerimonia, come accennato, una lettera commovente da parte della cognata di Riccardo: «Sei stato un padre, un marito, un figlio, un fratello ed uno zio esemplari. Hai sempre amato il mare, che ti ha accompagnato ovunque nel mondo e che oggi purtroppo ti ha portato via da noi. E allora vento in poppa, Riccardo: e non ti fermare più». ©RIPRODUZIONE RISERVATA