«È una campagna anti-serba Bruxelles fermi la Croazia»

di Giovanni Vale wZAGABRIA Il governo di Belgrado invita Bruxelles a porre fine alla «campagna anti-serba in corso in Croazia». È stato lo stesso primo ministro serbo, Aleksandar Vu›i„, ad annunciare di avere inviato una lettera a quattro alti rappresentanti dell'Unione europea per informarli su quanto sta succedendo nei Balcani. «La Croazia sta erigendo monumenti a dei terroristi condannati nell'Unione europea, sta riabilitando dei criminali di guerra e abolendo dei verdetti per dei crimini commessi durante la Seconda guerra mondiale e nelle guerre più recenti», ha spiegato Vu›i„, che ha precisato di essersi rivolto al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, all'Alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini, al commissario per l'Allargamento Johannes Hahn e infine anche al presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. «È un nostro dovere non essere d'accordo con una politica che vuole dichiarare dei criminali "santi" e trasformare dei terroristi in "eroi" in onore dei quali si costruiscono delle statue», ha aggiunto il premier serbo. I fatti ai quali il capo di governo di Belgrado fa riferimento nella sua lettera monopolizzano le relazioni serbo-croate da diverse settimane. Il "santo" in questione è il cardinale Alojzije Stepinac (1898-1960), arcivescovo di Zagabria durante gli anni del regime filo-nazista croato di Ante Paveli„ (1941-1945). Nel 1946 Stepinac fu condannato a 16 anni di prigione per collaborazionismo con i nazi-fascisti. In seguito fu nominato cardinale nel 1953 e beatificato da Papa Giovanni Paolo II nel 1998 (il processo di santificazione è in corso, ma Papa Francesco ha riunito una commissione croato-serba per valutare il ruolo del prelato durante la guerra). Dopo essere stato oggetto di una mostra al Parlamento europeo - organizzata da un'eurodeputata croata e costata il posto di lavoro all'ambasciatore serbo a Bruxelles che non ha saputo impedirla - Stepinac è riapparso sui giornali il 22 luglio, quando un tribunale di Zagabria ha deciso di annullare la sentenza del 1946, macchiata da «forti violazioni del diritto penale di allora e di oggi» secondo quanto statuito dai giudici. La Serbia non ha fatto in tempo a inviare una nota diplomatica di protesta che la Corte suprema croata ha deciso di assolvere l'ex ufficiale (e oggi politico ultra-nazionalista) Branimir Glavas dall'accusa di crimini di guerra durante gli anni Novanta. Glavas era stato condannato in primo grado nel 2009 a dieci anni di prigione per aver torturato e ucciso dei civili serbi nei pressi di Osijek e la sua assoluzione ha inevitabilmente portato ad una nuova nota di protesta da parte di Belgrado. Lo scorso weekend, infine, un nuovo episodio ha costretto le autorità serbe a riprendere in mano carta e penna. Nella cittadina dalmata di Drage, tra Zara e Sebenico, due ministri del governo croato uscente hanno inaugurato una statua alla memoria di Miro Bareši„, un nazionalista croato passato alla storia per aver ucciso nel 1971 l'ambasciatore jugoslavo a Stoccolma Vladimir Rolovi„. Bareši„ fu in seguito condannato all'ergastolo proprio dalle autorità svedesi. «La Serbia - ha aggiunto Vu›i„ - non ha provocato nessuno, né compiuto alcuna mossa sbagliata». Tuttavia le note di protesta che Belgrado ha inviato a Zagabria sono state respinte, e dunque la questione viene rinviata ora a Bruxelles. Nella stessa conferenza stampa da lui convocata, Vu›i„ ha anche anticipato di essere sul punto di formare un nuovo esecutivo (dopo aver vinto le elezioni ormai più di tre mesi fa, il 24 aprile scorso). «La lista dei ministri - ha dichiarato il premier in pectore - sarà presentata entro l'11 agosto», il tempo di concludere i negoziati con il partito socialista di Ivica Da›i„, attuale ministro degli Esteri e dunque partner di governo anche per il prossimo mandato. Lo stesso Da›i„ è intervenuto sulla questione croata, con un commento decisamente caustico: «Se entrare nell'Ue significa assomigliare ai croati, la cosa non ci interessa», ha affermato il capo della diplomazia serba, chiedendosi «per quanto a lungo ancora l'Unione europea sarà sorda e muta». ©RIPRODUZIONE RISERVATA