«Così l’ho trasformato in difensore»

di Pietro Oleotto Un derby per cambiare il proprio futuro, per trovare un altro ruolo, vincere tutto in Italia e provarci in azzurro: «Leonardo Bonucci era un centrocampista, un po' lento ma dotato di facilità di calcio: dopo una partita con la Roma diventò un centrale difensivo». Carlo Perrone, allenatore della Viterbese allievi nel 2003-'04, ex giocatore e poi tecnico di Salernitana e L'Aquila, racconta la svolta tattica di quello che gli amici chiamano Bonny. Perrone, partiamo allora da quella sfida con la Roma. «Leonardo aveva 16 anni, impostava il gioco, ma per quella partita non avevo a disposizione il difensore centrale titolare e gli chiesi di arretrare. Andò bene: a me, visto che vincemmo 3-2, e a lui che fece tutti e tre i gol sfruttando le azioni su calcio piazzato e corner». Da allora Bonucci giocò solo in difesa? «No, la svolta definitiva avvenne l'anno successivo, quando era tra i Berretti. Gli dissi: guarda che per arrivare ad alti livelli puoi fare solo il difensore. Lui storse la bocca, come tutti i ragazzi che si vedono spostare più indietro. La vivono come una bocciatura. Ma lui è uno intelligente, colse al volo l'occasione, lavorando sodo». Dalla Viterbese il passaggio all'Inter. «In quella stagione, a Pasqua, lo chiamò l'Inter per un torneo amichevole negli Emirati. Giocò e l'anno dopo era a Milano. Ma avrebbe potuto andarci per giocare con un'altra maglia, visto che lo segnalai a un osservatore del Milan. Gli dissi: questo arriva in alto come Nesta. Non mi ascoltarono». Perrone, dall'altra sera tutti hanno scoperto le doti di Bonucci regista arretrato, dotato di un lancio lungo e preciso... «È nel suo bagaglio da sempre. Fa parte delle sue caratteristiche tecniche, il resto è tutto merito della sua capacità di capire al volo il gioco e i suggerimenti tattici». Dai 16 anni ad oggi che ne ha 29: quali sono i difetti che è riuscito a limare? «Era poco rapido nei primi appoggi, adesso logicamente è più potente, definito dal punto di vista muscolare e quindi compesa con questo al proprio difetto. Ma non si tratta di un giocatore lento, tutt'altro: ricordo un'amichevole con la Nazionale Under 19, gli feci fare il terzino destro, se la cavò benissimo, in progressione ha pochi rivali». Di quella Viterbese c'è anche qualche compagno nel calcio che conta? «Qualcuno ha fatto la serie D, ma niente di più. Ricordo invece qualcuno tra gli avversari nel campionato allievi. Non tanto della Roma che non schierava mai Cerci, nonostante fosse dello stesso anno, il 1987, ma della Ternana: era la squadra di Candreva». Un altro dei protagonisti della notte di Lione contro il Belgio. E il giorno dopo come si sente Carlo Perrone, lo "scopritore" di Bonucci? «Sono le vere soddisfazioni del calcio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA